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    01
    2004

Album

Touch & Go / Quarterstick Records

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Pensavo che avrebbero fatto il botto i newyorkesi Tv On The Radio, almeno a giudicare dall’eccellente ep Young Liars imbastito lo scorso anno dal producer e multistrumentista David Andrew Sitek (implicato nei progetti di Yeah Yeah Yeah’s e !!!) e dal vocalist Tunde Adebimpe (sorta di Roland Gift – ricordate i Fine Young Cannibals? – folgorato da istanze electro e prog), più il piccolo grande aiuto di una pletora d’amici della “scena” cittadina.
Scommessa perduta, ma solo in parte: se dopo un primo ascolto (facciamo due) questo debutto su lunga distanza mi lasciava deluso come fanno le promesse non mantenute, i successivi schiudevano la reale natura dell’opera. La deflagrazione c’è ma sotto stretto controllo, incanalata lungo strutture formali tanto inconsuete quanto ben delineate, sguardo cold-wave lasciato scorrere su tiepidi scenari soul, funky e psichedelia ad intorbidare digrignanti strategie progressive.

Senso d’allarme e una febbrile ironia i principali ingredienti di questo elisir lenitivo: la voce calda e guizzante spesso raddoppiata da un falsetto strinato, le tastiere in cupa escursione spaziale, ritmiche cibernetiche e ottoni da club fumoso, il baricentro tenuto sempre in bilico tra pulsioni vintage e propensione avant. E’ la scia sonora di una band mutante o forse già definitivamente mutata, algidi freak della suburbia metropolitana stravolti e ravvivati dal rimbombo di catastrofi vicine e lontane, immersi in un presente frenetico, schizoide, senza abbastanza desiderio o speranza o coraggio per abbozzare uno straccio di futuro.

La prima parte del disco è squarciata da bagliori electro-funk (quella Dreams che fa incontrare Tears For Fears, Peter Gabriel, i Visage e il David Bowie di Ashes To Ashes), jazz strappato a qualche giungla mentale (The Wrong Way, come dei Morphine di ritorno da una scorribanda dark), post wave trasfigurata (quella King Eternal che è all’incirca un mambo-soul rivisto dai Joy Division) e il bel conato dance di Staring At The Sun, più sintetica e pulsante rispetto alla versione contenuta nel già citato ep d’esordio.
Con il valzer a cappella di Ambulance – gospel percorso da beffardo stridore – il programma subisce un giro di boa piuttosto netto: rubricata Poppy come bizzarra fantasia doo wop-wave (piuttosto bizzarra, poco fantasiosa), ecco emergere il soul visionario di Don’t Love You (organo doorsiano, rodhes ombroso, ritmica zampettante, puntuti ricami di chitarra) e l’estro funkadelico di Bomb Yourself (drumming compresso, acidità volatili di corde, vibrazioni liquide di tastiera, le paranoie radenti del canto).
Black music imbottita di psichedelia dunque, a cui la conclusiva Wear You Out pone degno suggello imponendo il battito narcotizzato di una danza rituale che è quasi bruma trip-hop, voce in sella ad un incanto ubriaco vagamente Beta Band, sintetizzatore, sax e flauto a straniare la fauna, sdilinquimento atonale che dissolve tetro.
Non mancano di fascino insomma i Tv On The Radio, anche se danno l’impressione di adagiarsi un po’ troppo sulle intuizioni stilistiche a scapito della scrittura. Da cui certa aridità melodica, certa rigidezza espressiva (se fosse voluto, pessima scelta a mio avviso). Tuttavia il loro è un sound peculiare, uno dei pochi che riconosci subito, malgrado e attraverso la rielaborazione del passato che lo struttura.
Lecito attendersi buone cose in futuro. La scommessa è ancora valida.

2 Gennaio 2004
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