• ott
    01
    2010

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4AD

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Il problema con certi dischi è capire quanto arrosto ci sia dietro al fumo che li avvolge. Tanto più se il fumo è quello colorato degli anni Ottanta, ovvero quel genere di produzione, quei suoni di batteria, la presenza costante dei synth: tutte cose che in tanti lavori usciti negli ultimi anni hanno rappresentato niente più di una patina per nascondere una cronica assenza di idee e di profondità.

George Lewis Jr., alias Twin Shadow, si dissocia da questi meccanismi. Lui è davvero innamorato di quell'epoca: di quel sound, certo, ma anche di quelle atmosfere. Così il suo Forget riporta in auge queste ultime, e nella fattispecie una melanconia che è diretta erede dei più grandi nomi di quel periodo: su tutti gli Smiths, presenti un po' ovunque ma omaggiati palesemente in I Can't Wait la cui chitarra deve tutto a Johnny Marr mentre il finale tende verso l'epica delle varie There Is A Light That Never Goes Out. A voler cercare bene si rintracciano anche Cure (Tyrant Destroyed), Depeche Mode (Tether Beat), U2 (Slow), ma è un gioco di rimandi perennemente avvolto nel fumo di trent'anni fa.

Non si tratta di mere ricalcature, anzi musicalmente si cerca di destrutturare ciò che è già noto per poi rimodellarlo su basi moderne; così che, nel prendere lezione dai grandi del passato, si finisce per impartirne, seppur involontariamente, anche a tanti big di oggi. Nella seconda metà del disco infatti i ritmi aumentano e, se il paragone con Chris Martin è evidentemente facilitato da certe inflessioni della voce e dall'insistenza nel rimarcare alcune consonanti, una doppietta come At My Heels e Yellow Balloon insegna di fatto agli ultimi Coldplay come si possa essere magniloquenti senza perdere un briciolo di creatività, laddove il singolo Castles In The Snow e l'adrenalinica For Now lanciano occhiate di sfida agli Hot Chip.

In tutto questo l'unico neo riscontrabile è il peso effettivo dei singoli brani: Forget è un disco che necessita di ascolti ripetuti per mostrare il suo buon potenziale e tutta la sua gradevolezza, ma anche in ultima analisi mancano quei guizzi necessari quando si tirano in ballo punti di riferimento così importanti. Non che l'arrosto non ci sia, anzi. Semplicemente, è meno di quanto potrebbero raccontarvi

8 Novembre 2010
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