Recensioni

6.5

L’apertura del secondo disco dell’ex-suicide girl è affidata nientemeno che ai timpani dello Zarathustra di Strauss (già enfatici di loro, anche senza Kubrick e 2001), su cui parte un ritmo tecno-funk: tanto per ribadire che, anche se rispetto all’esordio Undercoverqui è tutto un po’ più misurato, la sfacciataggine è la sua musa
principe (e l’unico vero elemento in comune con la troppo facilmente
accostata Peaches).

Una sfacciataggine che si traduce, oltre che nella disinvoltura nella scelta e nell’uso delle citazioni (da Ciaikovsky ai Clash),
anche nel piglio con cui la cantante, sostenuta dal buon lavoro del
produttore, mescola retaggi del suo passato di bassista punk,
elettronica fatta in casa e ispirazioni disparate per creare queste
filastrocchine impu(nk)denti e impu(nk)nite, più vicine semmai ai Flying Lizards.

Il gioco funziona, tra il surf di Unstoppable Spanker, il dub di Slow Motion, i trip di State Of Mind, la wave di Satellite, la ripresa dal primo di una I Want To Be Your Mp3 (tra AC/DC, inno d’oggi e furbatina), e soprattutto i Prozac + virati techno di Pazza, unica canzone in italiano, che se adeguatamente promossa come singolo potrebbe fare il botto.

Certo, ogni tanto viene il sospetto che Tying Tiffany sia anche troppoabile, troppo consapevole, viene da chiedersi se sia vero spessore, e
quanto durerà: di certo è arguta, divertente ed efficace, per il resto
vedremo.

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