Recensioni

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È curioso come gli stessi Massimo Volume si siano ultimamente allontanati da quel meccanismo che fa corrispondere parole profonde e crescendo musicali ad effetto, tipico di certo post-rock abbinato a testi recitati e finalizzato a creare un’intensità “drammatica” e condivisa con l’ascoltatore. Prendete l’ultimo Il nuotatore, e provate a cercarci dentro brani fisici come poteva essere una Litio ad altezza Cattive abitudini: non ne troverete. La band di Clementi, Burattini e Sommacal ha guadagnato, nel lavoro più recente, una certa raffinatezza (qualcuno potrebbe chiamarla anche “freddezza”) nelle geometrie che rinuncia coscientemente ad accendere facili interruttori empatici, in favore di una narrativa speculare a una maturità biografica e discografica che lavora maggiormente sui dettagli, sulle inflessioni della pronuncia.

Gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro stanno all’esatto opposto della scala, e anche il loro quarto album Il male accade lo ribadisce: con un occhio fisso sui “soliti” Godspeed You! Black Emperor e l’altro abbagliato da un noise teso ma mai sopra le righe, la band veneta attrezza l’ennesima escursione tra testi urlati/declamati, chitarre elettriche lancinanti, stasi prima della tempesta e saturazioni. E lo fa con un certo stile – lo dicevamo ai tempi del bellissimo esordio Memorie e Violenze di Sant’Isabella e lo ribadiamo ora – grazie a testi toccanti e poetici che non sono mai banalità incollate a caso (ad esempio nell’ottima Quando affonda l’aurora) e a un equilibrio nelle trame musicali che suona ancora credibile ed efficace. Difficile non esaltarsi per un attacco feroce come quello di Gigli e oleandri, tradotto poi in un ritmo incalzante governato da un “cantato” nervoso; impossibile non apprezzare quel collage di frustrazione, amore e violenza che è il singolo Madonna Verona, perfetto spaccato geo-localizzato di una comunità/società che dovrebbe porsi qualche domanda. Brani che, come gli altri sei della tracklist, non cercano una mediazione nei toni, non vogliono raccontare storie, ma si lanciano a capofitto in un vortice catartico e senza freni fatto di un’interiorità dissezionata e sputata senza filtri sull’ascoltatore.

L’unico difetto di Il male accade – se di difetto si può parlare – è un suono forse non troppo vario nei colori, conseguenza diretta (crediamo) anche del fatto che l’album è stato registrato in presa diretta e senza tante furberie da studio o ricorsi all’elettronica. Ma si tratta davvero una quisquilia se paragonata al senso di necessità che si coglie in un disco che – per citare una bella definizione riportata sul comunicato stampa che lo accompagna – porta «lo scandalo a farsi tenerezza».

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