• Set
    09
    2013

Album

Yoy Records

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Probabilmente i più attenti si ricorderanno di V V Brown – all’anagrafe Vanessa Brown, madre giamaicana e padre del Porto Rico – come una delle tante giovani promesse made in UK che, intente a sfruttare la golden-age del revivalismo retro-pop souleggiante (da Amy Winehouse a Duffy), raggiunsero il successo sul finire dello scorso decennio. Dopo una lunga gavetta in bilico tra la passione adolescenziale per l’hip hop (V V era il suo nickname da MC) ed una educazione d’alto livello di stampo jazz, Vanessa trovò un contratto con la Island con la quale pubblicò, nel 2009, l’album d’esordio Travelling Like the Light (top30 sia in UK che Francia) contenente il fortunato singolo Shark in the Water.

Nel 2012 tutto era pronto per la pubblicazione del secondo capitolo intitolato Lollipops & Politics (era già stato lanciato il singolo Children), quando all’improvviso la Nostra preferì ripartire – con il prezioso aiuto di Dave Okumu degli The Invisible e l’ex M83 Pierre-Marie Maulini – completamente da zero e imboccare una seconda fase di carriera dal contenuto artistico più elevato, dando vita a quello che a conti fatti è il reale secondo album, Samson & Delilah, rilasciato per la propria neonata creatura YOY Records. A posteriori la sua si è rivelata una scelta vincente oltre che coraggiosa, non solo perchè ad accoglierla trova un target in grado di regararle maggiori soddisfazioni (in quanto più esigente), ma anche perché anche così le porte del grande pubblico non sono necessariamente blindate, nonostante l’assenza della promozione da parte di una major.

Abbandonata l’aria sbarazzina e il frizzante pop da classifica, V V Brown si addentra in un mondo oscuro fatto di synth glaciali e di beat da bassifondi. Il timbro si fa teatrale – quasi operistico nell’ipotetico rappresentare i due biblici ruoli di Sansone e Dalila – fin dall’iniziale ed eterea Substitute for Love, seguita in contrapposizione dalla ritmata – gli Austra, non troppo lontani – Nothing Really Matters. Curiosità vuole che i due brani appena citati coincidano con i titoli di due tracce contenute in un’altra svolta artistica verso l’alto, quella messa in piedi da Madonna con Ray Of Light.

I due singoli – Samson e The Apple – mettono in mostra i connotati rispettivamente più epici e più trascinanti di un disco che si muove a metà strada tra concretezza ’80s e astrazione electro-art del nuovo millennio, come se Grace Jones incontrasse i The Knife. Tra gli apici del lavoro troviamo sicuramenre I Can Give You More (perfetta simbiosi tra certe manipolazioni di scuola FKA Twigs e un chorus che sembra uscire dalla discografia dei Crystal Castles), ma se anche il brano superficialmente più radiofonico del lotto (Faith) riesce in qualche modo ad affascinare e impressionare positivamente, allora bisogna davvero complimentarsi con mrs.Brown perchè non solo si è reinventata ma lo ha anche fatto mettendo insieme brani degni di nota.

Se poi volessimo fare gli scettici ad ogni costo, potremmo affermare che oggigiorno le vecchie sonorità di V V Brown non avrebbero mercato, ma si tratterebbe, appunto, di andare a cercare il male anche dove il male non c’è.

22 Ottobre 2013
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