• Mag
    27
    2016

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Dopo i recenti esperimenti con Max Casacci tra fornaci del vetro (Glasstress) e rumori estrapolati dai contesti urbani (Pulse! Jazz and the City), Daniele Mana torna ad approfondire i suoi studi sulla ricerca di un contesto musicale che vada ad inserirsi nel futurista – e futuribile – immaginario di un’era post-umana, immaginata da molti come quell’apocalisse governata (forse?) dalle macchine e dai robot. Un percorso iniziato con il più che buono Abstract Speed + Sound, che analizzava il concetto di velocità illustrato dal movimento avanguardista di Marinetti e dai dipinti di Giacomo Balla, studiato dal producer torinese più attraverso un’angolazione critica e passiva, che non con una spinta propulsiva e soprattutto attiva.

Difatti, se nel secondo disco Mana sonorizzava concetti artistici già noti, in questo EP The Full Stream Ahead: The Prologue, l’artista mette ora la testa avanti e prova a mettere su carta una teoria e uno scenario tutto suo, sorretto da una storia fittizia in cui è il protagonista assoluto, in un viaggio solitario attraverso un labirinto di cemento e acciaio, lottando contro incubi e fantasmi dall’identità sconosciuta. L’ambientazione è ispirata alle intricate strutture architettoniche disegnate dal fumettista manga Tsutomu Nihei (date anche un’occhiata alla copertina, firmata da Paul Gondry), dentro le quali si incuneano cibernetiche e surreali decostruzioni ritmiche scandite in passaggi marziali dal grado zero di melodicità – viene da pensare a una certa influenza di Arca, ma anche di Holly Herndon e Lopatin – con synth magnetici e dilatati che accompagnano schegge techno impazzite filtrate su texture hi tech spasmodiche e tormentate.

Vaghe Stelle fa nuovamente centro, ma volendo uscire dal contesto musicale, i punti lasciati in sospeso non sono pochi. I punti di partenza della trama li conosciamo, ma lo svolgimento della vicenda è tutto da immaginare. I titoli delle quattro tracce non sembrano fornire troppi indizi, se non per il conclusivo Morning Crisis: si parla forse di quel senso di alienazione che abbiamo al primo risveglio, dopo un sogno tutt’altro che chiaro ma estremamente coinvolgente, in cui non possiamo far altro che porci mille domande? Le congetture potrebbero essere molteplici, sta di fatto che i nomi di quei fantasmi probabilmente non li conosceremo mai, e neanche il motivo del viaggio e il destino finale del protagonista. Ma in fin dei conti, non sembra essere così importante.

6 Giugno 2016
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