Recensioni

7.5

Tempo fa un mio amico ormai più inglese che italiano mi assicurò che conoscendo i luoghi in cui sono nate le canzoni di Beatles, The Who o T.Rex si scoprono nuovi motivi per amarle. Aggiunse: forse è l’unico modo per amarle davvero. In quel momento mi ritrovai con un motivo in più per invidiarlo (cordialmente) e qualche dubbio atroce su cui riflettere. Del tipo: davvero una Penny Lane si può comprendere e amare appieno soltanto con la celebre strada di Liverpool nelle orecchie, negli occhi e sotto i piedi? Questione solo apparentemente laterale in un’epoca che si è divorata il concetto stesso di globalizzazione a favore della vaporizzazione del dato geografico, per cui ogni luogo è ovunque – servito in comodi pacchetti di byte sul tuo dispositivo – e quindi ogni luogo tende a esserlo sempre di meno, con ovvie ricadute sulle peculiarità zonali (tu chiamala se vuoi gentrificazione) e tanti saluti alla specificità delle cosiddette “scene”.

A proposito di scene, una delle più rilevanti della storia del rock si consumò come tutti sanno a Seattle a cavallo tra anni Ottanta e Novanta. Si sono consumati fiumi di inchiostro e strati di polpastrelli sulle tastiere per cercare di andare al cuore della faccenda, tanto che probabilmente di cose da dire non ce ne sono granché. A meno che non si azzecchi un punto di accesso diverso, non propriamente musicale ma più ampio, che poi inevitabilmente diventa anche musicale. Tipo quello individuato da Valeria Sgarella col suo nuovo libro: una specie di guida turistica sentimentale della celebre città dello Space Needle, o se preferite un “pellegrinaggio” attraverso i suoi quartieri.

Giornalista, speaker radiofonica e scrittrice, Sgarella nutre per Seattle una vera predilezione, che libro dopo libro – siamo al terzo dopo Andy Wood. L’inventore del grunge (2016) e Oltre i Nirvana (2018) – sta acquisendo i controni di una deliziosa ossessione, nutrita con viaggi e interviste ai protagonisti, ovvero vivendo la città per come è adesso seppure alla luce di un’epoca indimenticabile, quella cioè che vide il grunge uscire allo scoperto e dominare il mondo. Ma è chiaro che Seattle non può limitarsi a questo, anzi è molto altro ed è proprio indagando origini e stratificazioni di eventi sociali, culturali, economici e tecnologici che passo dopo passo, quartiere dopo quartiere, Sgarella porta alla luce le vicende che hanno reso possibile la stupefacente fioritura musicale di fine Eighties.

Sgranando lo stradario della ex Jet-City, i luoghi raccontano storie minime dalle conseguenze vaste e profonde, si tratti di Starbucks o di Microsoft, della Boeing o di Amazon, di Jimi Hendrix o della Sub Pop, facendo tappa in molti dei locali storici (teatri, pub, club, hotel, sale d’incisione…) tra le cui mura tante band hanno mosso i primi passi prima di spiccare il volo. In molti casi, questi luoghi non esistono più, travolti da un processo di costante rinnovamento urbanistico, per molti versi crudele ma per altri motore di quel dinamismo che costituisce il cuore stesso di Seattle.

In ogni caso, il patto col lettore è manifesto fin dall’immagine di copertina, dove i volti icastici(zzati) di Layne Staley, Kurt Cobain, Eddie Vedder e Chris Cornell sovrastano uno scorcio trattato cromaticamente ma riconoscibilissimo della città, come a voler significare che è quello lo scopo: spremere ai luoghi i fantasmi del grunge passato, il senso dell’ultimo sussulto planetario del rock per come lo conoscevamo.

In definitiva è una lettura gradevole di per sé, utilizzabile come vera e propria guida qualora si volesse gettare il cuore oltre l’ostacolo della pandemia e concedersi un rock tour nella costa ovest degli USA. In filigrana c’è pure un messaggio, quello a cui si è già accennato: nella facile nostalgia di una musica che non c’è più si nasconde l’esigenza profonda di un legame tra quella stessa musica e la realtà da cui nasce, di cui è voce e spirito. Il rock, come tutte le situazioni artistiche, non muore di per sé ma perché mutano i paradigmi, gli scenari in cui viviamo.

Sgarella sottolinea spesso che Seattle è specializzata nel rinascere dalle proprie stesse macerie: e se lo considerassimo un suggerimento?

Voti
Amazon

Le più lette