• Giu
    16
    2014

Album

Planet Mu Records

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C’è qualche novità importante nel nuovo album dell’alias storico di uno dei pilastri del breakcore, Aaron Funk. Il seguito dell’istintivo My So-Called Life del 2010, My Love Is A Bulldozer, è ciò che di più vicino alla (prog)operetta si possa pensare avendo in mente le fondanti del progetto Venetian Snares; inoltre il canadese, in ben tre brani, questa volta canta davvero (quindi non si limita alla mono strofa come in Horsey Noises del 2009) inserendo anche alcuni delicati momenti gotici, per archi e venature jazz, nella consueta fitta trama di poliritmi impazziti.

Le orchestrazioni del disco, voce compresa, sono il portato della recente parentesi Poemss, duo folk che Funk ha condiviso con Joanne Pollock, mentre le atmosfere chamber che ricordano l’Est Europa, certe angolarità jazz sparse à la Squarepusher e il melodramma esisitenzialista di alcuni espisodi, sono elementi che già avevamo incontrato nella sua impetuosa discografia (vedi Rossz Csillag Allat Szuletett); la differenza sta in una rinnovata, inconsueta e nondimeno entusiasmante veste (ironico)romantica.

I quattro anni che separano il nuovo disco dalla precedente prova sulla lunga distanza – e dall’altra parentesi che ha tenuto impegnato il musicista, ovvero Last Step – hanno senz’altro un ruolo nella rinnovata vena compositiva di questo Funk innamorato come un bulldozer. L’album, colorato o chiaroscurale, non si vergogna di essere poetico (Too Far Across), esotico e seriosamente avant-classico (Dear Poet ricorda per soluzioni à la Cage alcuni passaggi di Drukqs, She Runs) e non si vergogna neppure di giocare con il ridicolo e il caricaturale.

Proprio grazie a queste alternanze, Vsnares torna ad antichi fasti e alle scintille di genio che John Peel vide in lui già ai tempi di Printf. E proprio le prime prove di Funk tornano utili per evidenziare quanto queste si specchino nell’ultimo lavoro come lo ying nello yang. All’inizio, Aaron spremeva gli aspetti più torbidi della sottocultura rave, ora pastura precisi e scintillanti amen break calandoli in cocktail lounge pre war (10th Circle Of Winnipeg …fate conto i Portishead in versione jungle-rave), medioevali visioni savonarolesche (1000 Years) o inclassificabili stramberie perse in chissà quale parallasse temporale (Amazon, My Love Is A Bulldozer).

Funk non prende in giro l’amore, prende in giro se stesso. Consigliato e, per una volta, non solo ai fan die hard del canadese.

19 Giugno 2014
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