• set
    15
    2014

Album

Tri Angle

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Seb Gainsborough, in arte Vessel, è un musicista eclettico che ci ha ormai abituato ad un percorso incline alle svolte e ai cambiamenti più repentini, come avviene anche nel caso del suo ultimo disco: Punish, Honey, in uscita per Tri Angle il 15 settembre 2014.

“Punish, Honey”, ovvero punizione e delizia, è un titolo che ben si sposa con l’immagine della copertina: corpi marmorei maschili in bianco e nero che emergono da un fondo scuro, presi in un abbraccio confuso che potrebbe essere d’agonia, d’estasi o entrambe le cose. L’immagine richiama chiaramente alcune scene del film “Un Chant d’Amour” di Jean Genet e un certo sadomasochismo omoerotico, un perfetto connubio di dolore e piacere.

Proprio nel segno del richiamo di una certa idea di fisicità e di gusto per la dimensione tattile, si iscrive la decisione di Gainsborough di mettere da parte software e computer, per sporcarsi le mani con suoni prodotti da macchine e strumenti concreti. Il disco, infatti, è stato realizzato utilizzando strumenti trovati dal rigattiere o creati ed assemblati dallo stesso artista come, ad esempio, lamiere di metallo per le percussioni, carillon, vecchi clavicembali, richiami per uccelli e strumentazione analogica. Anche per questo, i suoni appaiono particolarmente curati e originali, abilmente orchestrati per una marcia industriale. Il risultato finale sembra andare verso atmosfere e sonorità oscure e abilmente evocative alla Haxan Cloak, compagno di etichetta su Tri Angle, anch’esso talentuoso polistrumentista; ma, a differenza dell’approccio minimalista di quest’ultimo, il disco di Vessel è decisamente barocco e non lontano da certe cose di Pete Swanson (che ha recentemente collaborato e suonato assieme al musicista di Bristol).

Dalla press release il disco viene presentato come un lavoro influenzato da sonorità glam, il che però è da prendere con una certa cautela e forse anche con la giusta dose d’ironia. Red Sex, il singolo che anticipa il disco, rimanda, in effetti, ad atmosfere glam, ma in qualche maniera anche a qualcosa più vicino a dei Suicide o ad alcuni dei lavori solisti di Martin Rev. Si tratta di una sorta di “glam industrial” futuribile fatto di situazioni ambigue, oscillanti e persuasive, synth sporchi e grezzi conditi da ritmiche metalliche post-industriali.

Ci sono circa 12 secondi di silenzio prima che inizi la prima traccia del disco, Febrile, al ritmo di percussioni metalliche in crescendo degne degli Einstürzende Neubauten. Dopo l’”industrial glam” alla Suicide di Red Sex, segue la lenta marcia meccanica di Drowned in Water and Light, che, dopo un inizio ossessivo, si apre a suggestioni cinematiche in bianco e nero. Euoi è un brano pieno di arpeggi d’organo tanto schizoidi, quando evocativi. Tornano poi i synth memori dei Suicide in Anima, con il suo convincente ed ipnotico crescendo tra clangori metallici e rumorismi vari. Black Leaves And Fallen Branches si apre con un richiamo di uccelli effettato e distorto, per poi proseguire riuscendo a creare delicati, quanto inquietanti, paesaggi onirici. Kin To Coal inizia con il consueto clangore metallico per poi inserire varie stratificazione sonore con una timbrica solida per un brano oscuro, carnale e violento. Punish, honey rimanda, con le sue tastiere, a suggestioni sensuali e ambigue, prima della chiusura di DPM, piena di fughe di arpeggi sintetici palpitanti e anarchici, il tutto condito con ritmiche metalliche che montano sempre minacciose e aggressive.

Disco più che buono – che, in puro spirito Tri Angle, ci mostra scorci di possibili traiettorie future – costruito con sonorità post-industriali fecondamente e coraggiosamente ibridate.

15 Settembre 2014
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