• Giu
    01
    2012

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Warner Music Group

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Vinicio è già e ormai un classico della canzone italiana, chi lo vede (ancora?) come un emulo di Conte (ma sentire qui Non è l'amore che va via), Waits, Buscaglione o come un Gianmaria Testa – per carità di dio – al peperoncino non c'ha capito niente. Vinicio è uno capace di stare accanto a Mollica facendo sì il bravo bambino ma allo stesso tempo rimanendo autenticamente il Vinicio arruffato e personaggio (perché il suo essere personaggio è il suo stare al mondo come uomo e artista) che è nei dischi. Ma questo Rebetiko Gymnastas va preso semplicemente per quel che è: un divertissement, un pausa defatigante dopo quel mastodonte sorprendentemente aggraziato che è stato Marinai, profeti e balene. L'arrivo in porto dopo il lungo viaggio in mare, dice Vinicio, che è sempre bravo a usare immagini e parole.

13 pezzi e solo 4 inediti e tra questi adattamenti da Yupanqui, Sosa, Visotzky e quella Misirlou resa famosa in tutto il mondo da Pulp Fiction nella versione al fulmicotone di Dick Dale & his Del-Tones. Il resto sono riletture di classici caposseliani in salsa rebetika, ovvero alla luce di quel "genere musicale della tradizione ellenica che è sinonimo di inquietudine, passione, ribellione. In Grecia è considerato come il tango per gli argentini, il blues per gli americani e come il fado per i portoghesi" (la citazione è presa di peso dal sito della Coconino Press, la casa editrice di Igort, che ha pubblicato l'edizione italiana della graphic novel – intitolata appunto Rebetiko/La mala erba – dell'autore del disegno in copertina, il francese David Prudhomme).

Vinicio non è estraneo a questi modi, a queste atmosfere, a questo immaginario, lo sappiamo, basta pensare a Un contratto per Karelias, da Canzoni a Manovella, ripreso qui e sirtakizzato, ed è anzi forse proprio per questo che l'operazione risulta fin troppo trasparente. Certo, onestà oltre il semplice folklore esotizzante garantita dalla trasferta ad Atene, da musicisti locali (tra questi il prestigioso bouzukista Manolis Pappos), da un enciclopedista illuminato come il maestro Mauro Pagani, dal cosmopolita-senza-radici Marc Ribot e dal suo doppelgänger caposseliano Alessandro "Asso" Stefana, ma qui in effetti si pigia solo un po' più del solito su certi arrangiamenti, certe cadenze, certe progressioni, certi smandolinamenti. Volendo mimare, anzi sovrapporsi a quelle musiche a cui si ispiravano, per quanto liberamente, personalmente, sincreticamente, i pezzi di Vinicio ne risultano indeboliti.

Occhio, non si arriva mai all'autocaricatura, ma queste autocover semplicemente non dicono molto, non spostano uno spillo nel lussureggiante mondo che è il bazaar musicale di Vinicio. Non lo riascolteremo Rebetiko, al contrario di tutti gli altri dischi. Come ghost track, quando ormai la musica è scivolata andata via, ecco Come prima di Tony Dallara, cantata assieme alla greca Kaiti Ntali. Che il nostro abbia nel cassetto, oltre a Le Canzoni della Cupa, il suo Fleurs, il suo Mondo Cane?

1 Settembre 2012
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