Recensioni

7.2

A un anno e mezzo dall'apprezzato disco con l'amico Frisell, il cantautore di Manaus trapiantato a NY torna a farsi sentire con un album che prosegue sui suoi binari recenti: quelli di una bossa tanto classica quanto minimale, che anima la tradizione con una scrittura sapiente e piccoli dettagli, spesso opera degli illustri amici della scena della Grande Mela cui il Nostro appartiene ormai da tempo.

Suona quasi tutto lui, infatti, salvo ricorrere all'aiuto discreto ed elegante di ospiti quali Sakamoto (che decora la serenità di Moça Feia con un piano asciutto anche nell'assolo finale, e ugualmente appartato in Acorda), Norah Jones (sempre al pianoforte, che arpeggia lirico in Quem Sou Eu) e il sunnominato Bill Frisell, che ricama da par suo Chove La Fora e Pe Na Estrada.

Il chitarrista è presente anche in This Time, duetto con Jesse Harris che non solo presenta un organico più allargato rispetto al resto del disco, ma dove gli ospiti invece di agire tra le pieghe si fanno sentire, contribuendo a una canzone dalla scrittura abbastanza solida ed efficace da aspirare a diventare uno standard. Si tratta anche di una delle poche canzoni lunghe del disco, metà della cui scaletta è sotto i due minuti o di poco sopra: si ferma intorno al minuto e mezzo perfino la title track, uno strumentale che parte con le percussioni più incalzanti del disco prima di divagare verso l'ambient e che, grazie all'uso dell'elettronica, spicca nella paletta sonora del disco. Come del resto fa Purus, stessa trance leggera e assonanze dell'ultimo De Andrè.

Qui hanno un senso di compiutezza anche i bozzetti: d'altronde una mano sicura e ispirata sa anche quando si può chiudere senza ulteriori fronzoli.

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