• set
    23
    2013

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Si sono scelti un nome letterario, mutuandolo dal padre della beat generation, ma la loro musica è una miscela diretta di punk-rock in italiano mediato da uno spiccato senso dell’umorismo. Le Visioni di Cody, quartetto proveniente da quell’appennino tosco romagnolo evocato sin dal titolo di questo agile EP – la quarta loro fatica – hanno dalla loro la capacità non comune di scrivere qualcosa di sensato e originale, senza per questo tracciare necessariamente nuovi solchi.

Le sei canzoni del lotto, nervose come si conviene, vivono di intuizioni di non poco conto, sia per quanto riguarda le linee melodiche che le ritmiche, serrate e aspre. Il sound generale, con le chitarre in prima fila, è debitore di certo rock nostrano, ma è la componente letteraria che colpisce in primis: testi barricaderi non banali, appunto perché filtrati massicciamente da quell'(auto)ironia che difetta a molti colleghi. A partire dalla traccia che apre il disco, Il Manifesto, lucida disamina – tra le altre cose – sullo stato della stampa italiana in generale, e di quella “controculturale” e d’opposizione in particolare, col quotidiano comunista del titolo e il Mucchio Selvaggio a rischio chiusura. Ma non è tutto qui, visto che ce n’è anche per Marchionne e il suo golfino, per Fazio e il suo buonismo, Saviano, l’articolo 18 e per tanto altro. Dello stesso tono, anche qui con alcune intuizioni davvero notevoli, il canto partigiano sui generis Ritorneranno (“Eran partiti per la guerra, si son fermati al bar a bere”) e Augias, scelto come singolo, dove lo scrittore è immaginato come un punkabbestia con tanto di piercing e immancabile cane a seguire. Meno interessanti gli altri tre brani, che ripropongono in sostanza la formula già espressa, ma con meno dinamismo e pagando maggiore tributo ai modelli nazionali (gli Zen Circus meno buskers). Ma la sostanza c’è. Eccome.

6 ottobre 2013
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