• Nov
    09
    2018

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Dirt Tech Reck

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Andando decisamente controcorrente, a cominciare dai suoi inizi fino ad oggi, Robert O’Bryant, in arte Waajeed, non ha mai cercato l’esposizione a tutti i costi. Il suo curriculum parla già da solo: intorno alla metà dei 90s si fa conoscere come co-fondatore, assieme al compianto J Dilla, degli Slum Village, in seguito a capo dei Platinum Pied Pipers nonché collaboratore in tempi più recenti di Dwele, Theo Parrish, Mad Mike ed Amp Fiddler. Il suo percorso artistico lo ha portato ad esplorare tutti gli elementi che compongono e contraddistinguono l’inimitabile sound di Detroit, dall’hip hop degli esordi fino ad arrivare al connubio tra house e techno di questo nuovo, e ben riuscito, From The Dirt. La solida cultura di base che i produttori della Motor City notoriamente possono vantare – fatta di jazz, soul, funk, disco e tanto altro – è una delle caratteristiche fondamentali della loro musica: dai membri del collettivo Underground Resistance a Kenny Dixon Jr. AKA Moodymann passando per gli Octave One, Carl Craig ed Andrés. La capacità di passare con maestria da un registro stilistico all’altro è evidentemente impressa anche nel codice genetico di O’Bryant, che in un intervista ha descritto così il proprio background: «Growing up in the D, I spent Monday thru Thursday in the studio with Dilla and Slum Village. Friday and Saturday nights we partied all night to Theo Parrish and early Sunday morning I went to church with my pastor. This is what I sound like. This is the sound of Detroit».

Dopo una pausa produttiva di qualche anno, il 2018 lo ha visto tornare in grande stile e in piena forma, firmando con il proprio nome d’arte due 12″, Strenght e Mother, decisamente degni nota, che sono serviti a rompere il ghiaccio e a creare l’aspettativa necessaria per non far passare inosservata questa sua prova sulla lunga distanza. Rilasciato via Dirt Tech Reck , label da lui stesso fondata, From The Dirt funge da manifesto programmatico per questa sua nuova fase artistica, e come già accennato mischia le carte in tavola adottando con parsimonia le strategie produttive dell’hip hop e privilegiando al loro posto i bpm e le calde strumentazioni dell’house più raffinata e soulful, con l’aggiunta di gustose inflessioni afro e latineggianti, ma non solo: dall’omaggio alla tradizione gospel di I Just Wanna Tell alla sensibilità jazzy di Things About You, dalla strizzata d’occhio in 4/4 all’RnB nella contagiosa I Ain’t Safe alla techno espansiva, positiva e spirituale della title track, un fuoco di fila di piacevolissimi stimoli uditivi attendono l’ascoltatore.

La partecipazione di vocalist di talento accentua l’immediatezza e la componente emotiva delle melodie, rendendo i dieci brani irresistibili ed euforizzanti, tutti da ballare. I più cinici potranno bollare l’operazione come un esercizio di stile, ma non c’è nulla di arido e scontato in questo disco. Ogni nota è vibrante e sentita, basta lasciare che per riflesso arrivino dritte a toccare le corde giuste. Quelle dell’anima.

18 Dicembre 2018
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