Recensioni

7.2

Con buona pace degli stakanovisti del rock di quest’epoca (King Gizzard su tutti), la miglior bulimia sonora prodotta proviene dalla golden city, San Francisco. Quel movimento, un tempo presieduto da gente come Jay Reatard e John Dwyer, adesso appartiene per diritto ereditario a Cory Hanson, talentuoso autore e polistrumentista che ha gravitato per qualche tempo attorno alla figura di Ty Segall, militando nei Muggers, backing band del biondo nel tour di Emotional Mugger del 2016. Hanson era già avviato a un sentiero luminoso, già dai primi due LP (usciti a stretto giro di posta, nel biennio 2014-15) del suo progetto principale, Wand. La sua creatura non si è lasciata sfuggire occasione alcuna per bagnare sostanzialmente ogni annata con una release, e l’anno scorso è stato il turno di Perfume, EP “lungo” che ha suggellato le nuance free-jazz e sognanti del precedente Plum (2017), album che ha segnato a suo modo un cambio di passo decisivo nel percorso del quintetto.

Così, se prima avevamo un poltiglione densissimo e fluorescente composto da glam, space rock, metal, prog e affini, adesso abbiamo un esoscheletro secco e intricatissimo, in cui ogni suono risplende di pungente lucentezza, come uno spillo. Laughing Matter è un manuale di economia sonora, una lezione su come porre gli accenti giusti in dinamiche certamente complesse, climax a spirale da thriller, architettate come se fossero un lavoro di Mies van der Rohe. L’album si presenta curiosamente con una copertina dada, soprattutto come il lavoro più ambizioso dei Wand (quindici brani per un’ora e sette minuti di durata). È un album nudo, privo degli strani orpelli e dei monili ritualistici che la band presentava nei suoi primi episodi, è più asciutto e tensivo. Scorre liquidamente, in moto uniforme, come un mantra, talvolta piegandosi su se stesso, riflettendo la necessità di esplorare il potenziale del suono a crudo, con penisole di quiete ed eteree variazioni di frequenza. Ma cela dentro un senso di sana inquietudine e paura del vuoto: sembra esitare con afflato umano. Non è inscalfibile, monolitico, sidereo, come Golem e la sua odissea spaziale. Ha perso quella grandeur per guadagnare in delicatezza, e una lieve coltre di malinconia s’insinua nello spettro emotivo del gruppo – una cosa che prima non c’era.

Adesso c’è un ondeggiare quieto, pendoli e cavalcate avanti e indietro sulla tavola degli elementi, aria e acqua su tutti. Laughing Matter è un ruscello che può divenire tempesta.

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