• Giu
    01
    2009

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Full Time Hobby

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È strano perché ascoltando i White Denim di Fits vengono in mente quei nomi che magari uno non pronuncia più da anni (Led Zeppelin, Jimi Hendrix, per dirne due, e per stupirsi nel sentire che suono hanno), e però si ha la netta sensazione che quei mostri sacri mainstream non siano un ombrello sotto cui proteggersi, una caverna dove ripararsi. Se dell’incenso di Rolling Stones qualcosa hanno fatto, i White Denim, è di prendersi coraggio e provare a divertirsi ancora di più con la propria musica.

È ancora più strano allora citare a proposito di disinvoltura ed esuberanza quegli Abe Vigoda che l’anno scorso hanno convinto un po’ tutti, specie qui dalle parti di SA. E mirabilmente il combo di Austin fa per il suo terzo album una traccia per aria che chiude un improbabile cerchio. Gli anni Sessanta ma soprattutto i Settanta sono tutti lì a riempirci le orecchie (sentite l’Hendrix hard-core di El Hard Attack DCWYW), ma dalle casse non esce più il garagismo del primo album, Workout Holiday. Vi si è sostituito un approccio progressivo che, altra stranezza, giova al disco perché lo rende più che mai poco prevedibile, e permette ai vari brani di essere sostanzialmente diversi fra loro – pur in un afflato comune. C’è poi la componente psichedelica; ma è inevitabile forse per un gruppo che si rivolge a più di due decenni fa e che viene da quel Texas.

Ma più di ogni altra cosa c’è il senso dell’impasto, della miscelatura, senza che la conseguenza sia un sofisticato obolo pagato al passato. Ascoltate il modo in cui l’hard-blues di Radio Milk How Can You Stand It trova una inclassificabile chiusura. Oppure il jazz-soul mutante di Sex Prayer, con tastiere in direzione ‘67. Comunque i poliritmi cosparsi qui e là – che fanno un po’ Os Mutantes, ma solo perché la combinazione li chiama a nozze, più che per l’effetto musicale. Ma anche l’ipnosi con cui finisce All Consolation; e in generale il modo con cui un brano, una volta finito, non lascia nella memoria il modo in cui è iniziato. Una tecnica sì pericolosa, ma in questo caso interessante e riuscita, perché mette quei mostri sacri in saccoccia, li arrotola in un panno come fossero cubetti di ghiaccio, li sbatte contro il muro e dalla granatina che ne risulta ne fa un freschissimo mojito. Cin.

PS: avete notato che non abbiamo fatto nessun riferimento ai Mars Volta?

22 Giugno 2009
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