• Giu
    01
    2009

Album

Nonesuch

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Tweedy e soci tornano con un album omonimo, il loro settimo titolo (tolti lavori in condominio con Billy Bragg), al cui ascolto ti attraversa il sospetto che si siano ficcati in una specie di gabbia dorata. Smaltita la verve no-depressionista iniziale, le madreperlacee derive pop e l’ansia sperimentale, assieme al predecessore Sky Blue Sky (Nonesuch, maggio 2007) siamo difatti al secondo lavoro consecutivo che potremmo tranquillamente definire folk-rock, nel senso tradizionale del termine e pur covando residui tremori avant-pop.

Tuttavia, giusto di un sospetto si tratta. Poi passa. Perché è un disco che ha senso e sostanza, che non teme il presente. Registrato nei Roundhead studios di Neil Finn ad Auckland, Nuova Zelanda, annovera fantasmi elettrici nati tra la cenere delle bandiere (la stordente Bull Black Nova), ballate dolcemente indolenzite (la stupenda One Wing, la delicata semplicità di You And I cantata assieme all’amabile Feist, quella Everlasting Everything concepita per strapparti – as usual – il cuore dal petto), certa sbrigliatezza agile e irrequieta à la Being There (in I’ll Fight, nella baldanzosa title track), retaggi power pop impolverati come vecchie scarpe battagliere (You Never Know, Sonny Feeling).

Titoli, quelli appena citati, capaci di non sfigurare rispetto a – e in certi casi anche di insidiare – gli antichi cavalli di battaglia, frutto di un’ispirazione ancora nel pieno della fioritura, impegnata a rifinire quanto già edificato, irrobustendone e sfaccettandone la magia (vedi con quale disinvoltura ordiscono preziosismi sixties nell’impasto di clavicembalo, archi, slide, organo, campanellini e chissà cos’altro in Deeper Down). Con tutto ciò, forse il loro miglior pregio è la marcatura implacabile di ogni consuetudine con un vezzo inquieto, un’intuizione obliqua, uno scarto straniante. Metteteci anche quel delirio di copertina, con le sue (parecchio) dissimulate allusioni (pare) alla situazione mediorientale… Il punto è: farne comunque una questione contemporanea. Viva di vita che s’incarica della meravigliosa rogna di vivere.

Sia come sia, trattasi di un altro bel disco per la band di Chicago. La maturità è una trappola, ma i Wilco sembrano aver intrappolato la maturità.

17 Giugno 2009
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