• nov
    03
    2014

Album

Leaf

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Back to basic: sembra il motto che la coppia svedese ha iscritto a lettere di fuoco nell’edificio di questo loro quarto album. Perché il disco mantiene esattamente ciò che il titolo promette: percussioni, voce e qualche sporadica linea di basso qua e là. La nuova fatica di Mariam Wallentin e Andreas Werliin, coppia svedese anche nella vita oltre che in musica, esce a oltre quattro anni di distanza dal precedente Rivers, che però a ben guardare era un merge di due EP, e a sei anni di distanza dalla coppia Heartcore e The Snake, usciti separati ma concepiti insieme. I motivi del ritardo sono da cercarsi nell’attività intensa di Andreas con la Fire! Orchestra, oltre che con Tonbruket, mentre Mariam ha lavorato in solitaria sotto il moniker Mariam The Beliver. Incapaci, parole loro, di separare la band dalla vita, eccoli quindi sfornare il miglior album della loro carriera insieme, per coesione, visione e qualità complessiva.

La formula voce e percussioni può intimidire, molto arty per certi versi, ma è pure l’elemento essenziale della musica fin dal suo concepimento in qualche radura africana in tempi preistorici. Da una parte la percussione a suddividere il tempo in segmenti, dall’altra la melodia vocale a costruire sull’ordito ritmico. Il ritorno alle origini si completa con l’idea di registrare tutto in un’unica ripresa, come se si trattasse di un live set. Ed è proprio sul terreno performativo che si sente la tanta strada che i due hanno percorso: si sente come mai prima che l’interplay si basa su una conoscenza non solo umana, ma anche su una stima “professionale” profonda.

Rhythm, nel suo essere diretto e semplice, è contemporaneamente intellettuale/arty quanto riesce a essere rock. E le motivazioni sono tutte nello sfondo r’n’b che da sempre caratterizza i Wildbird & Peacedrums, uno sfondo che si tinge ora di tribalismi (Ghost and Pain, The Mind Blues), ora di gospel 2.0 (Soft Wind, Soft Death, forse il brano che si innalza di più sopra gli altri), ora di elementi di ricerca sonora (Everything All The Time, la stessa Soft Wind, Soft Death). Il miracolo sta nel fatto che i Nostri non hanno scritto un brano uno che sia pop, eppure questi episodi ritmici si incastonano nella memoria in un giro in cuffia e non vogliono più andarsene.

4 Novembre 2014
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