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6.5

Torna Eskiboy. Tempo fa, aveva ammesso su Twitter: “I am gonna scrap Snakes and Ladders and start again cos I ain’t happy with it …Needs to be epic or else there is no point” [“Sto rottamando Snakes and Ladders e ricominciando da capo, perché non ne sono contento … deve essere epico, o non ne vale la pena“]. Wiley arriva al decimo album, lui che questi suoni li porta avanti da quindici anni. In Snakes and Ladders (Part Two) giura: “Swear, I like when I see the youth doing good things – Cause I want ’em to know what doing good brings – I been there myself and I am gonna help you” [“Giuro, Mi piace quando vedo i giovani fare buone cose – perché voglio insegnare loro cosa comporta il fare buone cose – Ci sono passato io stesso e voglio aiutarli“]. Ci è passato anche lui, assieme alle crew Pay As U Go prima, Roll Deep dopo, e in solo poi.

Aggiungerà: “It’s a new day so we are gonna do new things – The revolution’s over so we’re gonna do […] things” [“è un nuovo giorno, quindi dobbiamo fare cose nuove – la rivoluzione è finita, quindi dobbiamo agire“]. Ed è un nuovo giorno, ma Wiley, che promette “new-things”, le dimentica in Snakes and Ladders. E dimentica anche la deriva mainstream, di cui The Ascent e il singolo Can You Hear Me (Ayayaya) erano stati il fallimento. Wiley, però, che ha coniato l’eskibeat (al tempo era una new-thing), adesso si confronta con una nuova ondata, da cui deve essere rimasto colpito. Si ascolti Grime 2.0 su Big Dada per un saggio di stile, a cui Wiley partecipa con il pezzo Logic Pro, ossia il suo vecchio riddim Born On My Own, comparso su Avalanche Music 1, a cui cambia solo il titolo.

Godfather of Grime torna allora nel 2014, rilascia Snakes And Ladders, soddisfatto finalmente del risultato; ragionandoci però, il qui presente non è un disco epico, come promesso. In Wiley ormai l’MC surclassa il producer, e così il Nostro pubblica la testimonianza di una quindicennale carriera. Perché? Perché I’m in season, I’m in season, I got riddim. Improntando i testi in chiave di appello, il grimer di Bow lascia intendere che si sente nuovamente parte di un we, il noi a cui si associa e per cui si autonomina guida. I beats sono spigolosi, a tratti sorprendenti, ovvero roba UK sostanziosa, ma perdono decisamente il ruolo primario svolto in passato e finiscono per essere più composizioni di abitudine.

Insomma, a sette anni da Playtime Is Over, ancora una volta sulla Big Dada di Will Ashon, come per Race Against Time nel 2009 e 100% Publishing nel 2011, e dopo la parentesi Warner Music di The Ascent, è una ritirata dal mainstream, ma è anche un ritorno alle libertà di casa, e il suono dei beats è giustificato anche per questo. Wiley usa per il titolo la metafora del labirinto di un gioco, in cui ci si può districare tra scale e serpenti solo affidandosi alla sorte della combinazione dei dadi. In un gioco dell’oca, King of Grime tira le somme, a quanto pare: “East London, the place where I grate my cheese – […] I was born in the cold, snow falling”. Rimembranze autobiografiche e, al pensiero di quel di East London, torna l’ossessione estetica per il glaciale (si ricordi Igloo, Ice Rink, etc.).

Il gioco dei serpenti e delle scale è condizionato dai dadi, o meglio dalla probabilità che gli stessi compongano il numero necessario per poter interagire con le scale e i serpenti fino alla vittoria, e Wiley vuole recitare la parte di quella probabilità, che decide la combinazione e la vittoria della nuova scena grime. Wiley vuole che questa nuova scena scommetta ancora su di lui, perché è capace di creare tutte le condizioni per una vittoria (“and it’s a hype, cause that’s the life I’ve been leadin’“), perché è lui che sa creare hype, è lui che porta i riflettori delle riviste, è lui che obbliga gli obbiettivi a mettere a fuoco una scena; perché, sfidato a prendere in mano le rime, è sempre uscito dagli scontri con il rispetto guadagnato dei rivali di turno: “for years I’ve been kicking up a dust and winning – For years I’ve been picking up a mic and spitting”.

Snakes and Ladders (Part One) e Snakes and Ladders (Part Two) sono segni della visione attuale delle cose: oggi Wiley non è un partecipante del gioco dei dadi, come lo era nei primi anni ’00 assieme ai Dizzee Rascal, ai Kano, ai Ghetts, ma è colui che decide l’alternarsi dei numeri e determina le sorti dei giocatori. E Wiley porta con sé le sue memorie di gioco: “I seen people crumble in a half year”, e tornano alla mente proprio Dizzee Rascal, Kano, che non hanno resistito alla pressione del secondo disco.

Lanciatore di dadi: in sintesi questa è la parabola di Wiley, che era Principe e ora è Re. Superficialmente, il qui presente è un disco che non graffia mai abbastanza nelle produzioni – senza mordente e evasive, con ritmica tondeggiante e prevedibile, spesso in deriva ragga. Leggere le memorie diluite – con qualche sprazzo di genialità – nei testi di Snakes and Ladders, non lascia indifferenti, e sembra di vedere Wiley seduto a tavolino a scrivere il proprio castello dei destini incrociati.

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