• Giu
    01
    2011

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Autoprodotto

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Spiace dover dare ragione a quella fabbrica delle peggio next big thing che è il NME, che di questi WU LYF (World Unite/Lucifer Youth Foundation) dice senza troppi giri di parole che sono "fucking amazing". Su di loro c'è ancora abbastanza confusione, ma a ben vedere nessun vero mistero: la loro strategia di (non)comunicazione, autarchica e super-reticente, fondata praticamente sull'anonimato e l'assenza quasi completa di informazioni, è perfettamente giustificata in un'epoca di ingolfamento informativo, di super-esposizione mediatica generalizzata e 2.0 selvaggio. La vera notizia è che non ci sono notizie, il gruppo riceve subito enorme attenzione proprio perché dichiara di non fare interviste, foto, promozione.

Il loro sito è a metà strada tra certo situazionismo alla Die Antwoord e i collage di ritagli – ma a colori – che corredavano i dischi del Pop Group. Loro dicono di esser four dumb kids e di chiamarsi Jeau, Lung, Elle Jaie e Evanse, sono sicuramente giovanissimi (troppo perché sia vero che hanno formato il loro collettivo "contro" nel 1998), vengono da Manchester e hanno look e modi che mischiano parti uguali di squatting e di pauperismo post-punk. Nel 2010 hanno pubblicato un 12 pollici white label in 500 copie con dentro due pezzi (li ritroviamo anche qui nell'album), che è andato esaurito nel giro di cinque minuti (non è un'iperbole). L'hype insomma è tanto, e basti dire che il Guardian li definisce "a metà tra gli Happy Mondays e gli Swans" (mentre loro citano su Facebook Ol' Dirty Bastard ed Elvis). I riferimenti ci stanno tutti, perché i WU LYF fanno una cosa che chiamano heavy pop e che in pratica è una versione slo del primo emo, quello di Rites Of Spring e compagnia, quello ancora incentrato sui concetti di emozione ed intensità. Non di ciuffo. L'heavy pop è pop come farebbero il pop dei ragazzi di strada cresciuti con i Fugazi, i Clash e i Pogues.

Pezzi come Spitting Blood (lo aspettiamo come singolone) sono veri inni – ultrasemplici, sloganistici, supermelodici – che esemplificano alla perfezione la loro formula: voce sgraziata, graffiata, maleducata (incazzata-disperata) sopra un pop-rock emotivo costruito su battuta medio-lenta ma incedere enfatico, arpeggini di chitarra che piaceranno ai dark dreamers fan degli xx e pennellate di organo Hammond. Il tutto con un più generale afflato gospel (si vede che questo riflusso soul è un po' un segno dei tempi) e un feel decisamente primi anni Novanta. Come si dice, una vera sorpresa. Speriamo solo che l'hype assassino non li bruci subito.

9 Giugno 2011
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WU LYF

Go Tell Fire To The Mountain

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