• Set
    01
    2012

Album

Phonometak Labs

Add to Flipboard Magazine.

Paradossale il fatto che il primo full-length a nome Xabier Iriondo, il musicista italo-basco lo pubblichi proprio dopo aver fatto rientro tra le fila degli Afterhours, “ripudiati” moltissimi anni fa per proseguire un percorso che anche i meno attenti non potranno non aver seguito. Ancor più paradossale che questo “urlo stridente e prolungato” (ciò significa “irrintzi” in basco) sia il primo, effettivo album solista di Iriondo, visto un curriculum extralarge fatto di collaborazioni con praticamente tutta la crema del “rock” italiano.

Artista e artigiano della musica (sue creazioni molti degli strumenti qui utilizzati e suo anche l’ormai ex SoundMetak), Iriondo espone in Irrintzi la propria weltanschauung (non solo) musicale. Ad ampio spettro per quel che riguarda l’aspetto sonoro, data la capacità di riassumere e rielaborare molti degli ambiti toccati nella sua lunga carriera: noise, avant-rock, rock, sperimentazione, avanguardia, psych, folk ecc si alternano e fondono gli uni negli altri con una naturalezza tanto semplice quanto spiazzante.

C’è però una forte componente ideologica in Irrintzi. Una spinta, uno slancio che si fa rivendicazione e che si manifesta apertamente in alcuni casi – le tracce più “politicamente” schierate come Gernika Eta Bermeo, Itziar En Semea o Preferirei Piuttosto Gente Per Bene Gente Per Male – o, in altri, celandosi sotto le mentite spoglie di un recupero della tradizione – popolare, personale, ancestrale, universale – che per un artista votato alla rottura quale è Iriondo è una ulteriore dimostrazione di apertura e profondità.

Quattro originali e cinque (sei a dirla tutta, come vedremo) cover incastonate in un bellissimo doppio vinilico particolare e ricercato (ad ognuno dei due lati incisi corrisponde uno serigrafato, nella co-produzione targata Phonometak, Wallace, Brigadisco, Long Song et alii) che stanno lì a dimostrare l’ampiezza dei confini culturali e musicali del nostro. Sul primo disco, la struggente Elektraren Aurreskua (omaggio folk-noise alle proprie lontane origini) trova il contraltare nell’ultranoise in overdrive della title track, mentre l’apporto di Gianni Mimmo e Paolo Tofani impreziosisce la ossessiva “world music” fluttuante e totalizzante di Il Cielo Sfondato. Gernika Eta Bermeo conclude il primo disco col racconto del testimone oculare Karmel Iriondo, padre di Xabier, della strage di Guernica. Primo pezzo apertamente politico e devastante nella stridente collisione tra il ruvido mahai metak del figlio e la narrazione della tragica testimonianza, lo definiremmo una bomba se l’espressione non fosse così fuori luogo.

È, però, il secondo disco ad offrire le sorprese maggiori, con Iriondo intento a trasfigurare Springsteen (l’accorata Reason To Believe diviene col cantato di Paolo Saporiti un Suicide blues), Motorhead (l’assalto a pugni in faccia di The Hammer con l’aiuto degli OvO), l’accoppiata insolita e spiazzante Francesco Currà/Lucio Battisti nel medley di lucida follia decostruzionista Preferirei Piuttosto Gente Per Bene Gente Per Male (con la voce asincrona di Bertacchini e la batteria di Cristiano Calcagnile), l’inno antifranchista del duo Pantxo Eta Peio Itziar En Semea, destrutturato e riconfezionato ad noiseam, e un Lennon minore, Cold Turkey, reso sensuale rock’n’roll in acido e luccichii dai 3/5 di Afterhours che lo supportano.

Quaranta minuti dopo i quali non ce n’è più per nessuno, o quasi.
 

13 Settembre 2012
Leggi tutto
Precedente
Maximilian Hecker – Mirage Of Bliss Maximilian Hecker – Mirage Of Bliss
Successivo
Low Frequency Club – Mission Low Frequency Club – Mission

album

artista

Altre notizie suggerite