• gen
    01
    2004

Album

Free Porcupine Society

Add to Flipboard Magazine.

Chi li ha visti dal vivo testimonia d’un arsenale di strumenti
utilizzati assolutamente d’eccezione: mandolini, synth, gongs, campane di varia foggia e tipo, switch blade, harmonium, campionamenti e tant’altro ancora. A dispetto d’un così imponente dispiegamento di forze, su disco, la musica degli statunitensi Xiu Xiu rivela un impatto complesso ma minimale, ammaliante e fondamentalmente guitarless.

Il nuovo Fabulous Muscles segue un paio di album, l’ultimo A Promise datato 2003, e un mini. Jamie Stewart, come cantante, s’è scelto certamente dei modelli atipici, su tutti il lamento agonizzante,
sottilmente vibrato e ricco di pathos dell’ex ugola dei Talk Talk, Mark Hollis. Ma in questo nuovo capitolo della band statunitense, la formula sonora si raffina, diviene meno cerebrale (per quanto poco cerebrale potrà mai essere un album dei Xiu Xiu) e certamente “comunicativa”.

Crack Heart è una canzone, “semplice” ed efficace, costruita sul contrappuntarsi e sull’affilato avvitarsi, gli uni negli altri, di trucioli sintetici. Siamo ancora, come sempre con i Xiu Xiu, nella sintassi sonora anni ’80 (Talk Talk, Heaven 13 etc), qui però messa al servizio dell’ingegnosità, della creatività, anziché delle libidini commerciali di mercato (come sempre accadde in quell’infausto decennio). Stewart recita tremulo e sognante le sue litanie, ma non bisbigliate solo a se stesso, tutto preso in uno stream of consciousness che ci esclude, similmente a quanto accadeva in un passato ancora prossimo. Il “solipsismo” dell’uomo, quindi dell’artista, un poco si stempra; I Luv The Valley Oh, urletti psicotici a parte, segue uno sviluppo musicale “razionale”.

Solo un album fa, sarebbe stato impensabile. E che dire di Bunny Gamer: ve ne siate accorti o meno ascoltandola, questa è la loro maniera di proporre una “torch song”… Ma più di così, non chiedetegli… Non scriveranno mai una canzone da “luminarie allo stadio”. Unico episodio che ci trascina di peso agli arzigogoli stilistici involuti dei due precedenti lp è Little Panda Mc Elroy, dove l’elettronica si fa espressionistica e il lamento del vocalist è un tetro teschio da cui bere l’amaro calice dell’agonia esistenziale. Della dissociazione psichica persino. Ma non è che un’eccezione alla regola: Support Our Troops è quasi una spoken song (in verità, un po’ tutte quelle dei nostri lo sono), il brano eponimo, invece, è nell’anima di Billie Holiday che si perde, Niece Riecesi propone quale elegia commossa e la conclusiva Mike quale stillicidio di eventi sonori traumatizzanti (seppure in sordina). Un disco da ascoltare. O meglio: da auscultare.

1 Gennaio 2004
Leggi tutto
Precedente
Mark Lanegan – Here Comes That Weird Chill Mark Lanegan – Here Comes That Weird Chill
Successivo
Oneida – Secret Wars Oneida – Secret Wars

album

artista

Altre notizie suggerite