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    01
    2003

Album

5 Rue Christine

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La vena aperta di un dissidio, una psicosi struggente, epifania febbrile di un’anima a nudo, vulnerabile, sanguinante. Knife Play, esordio su lunga distanza per gli Xiu Xiu, è un disco dall’impatto emozionale violento e affilato, drammatico e teatrale fino alla bizzarria.

La voce del leader Jamie Stewart – sorta di Mark Hollis contagiato da esasperazioni Peter Murphy – attraversa le canzoni come un morbo, ne determina l’inguaribile alterità, il languore malsano. L’impasto sonoro è complesso e instabile – spurghi noise e fughe post-punk, reminiscenze 4AD e baluginii techno, colpi di coda minimalisti, lo stordente esotismo delle orchestre gamelan – e tuttavia immediato in virtù di un impeto spesso fuori controllo.

Le timbriche appaiono distorte, sezionate, scarnificate, colte nella spuma di un fragore scabro. Le percussioni imperversano come corpi estranei, le chitarre – quando percepibili – sono filo spinato dark o distorsione scabra, le tastiere chiamano a raccolta certe stranianti strategie del kraut rock e della post-wave. Un’esperienza d’ascolto allucinante, pervasa da una sorta di timor panico, di fobia immaginifica che viene la tentazione di definire anti-psichedelia.

E’ insomma la colonna sonora perfetta per gli stati di solitudine alterata, faccia a faccia col rigetto da iperconnessione coatta, in fuga dall’onnipresente interattività sbranapensieri. Danzare da soli leccandosi le ferite, cercando conforto dalla follia indotta, dalla visione annichilente della rovina oltre la luccicanza degli schemi.

Undici pezzi, tra cupo precipitare (la visionarietà nevrastenica di Don Diasco, la sospensione spasmodica di Homonculus, la delirante drammaturgia “industrial” di I Broke Up) e contemplazione allibita (la languida narcosi perturbata di Anne Dog, l’invocazione accorata di Luber preda di una banda paesana post-nucleare), dove i Cure vengono rimodulati su registri di vertiginosa leggerezza (che in Suha assume le sembianze di un sax inguittito) e gli ultimi Talk Talk incontrano i riposti segreti di David Sylvian (Dr. Troll).

Curiosa la propensione per i titoli “doppi”, a cui corrispondono pezzi tra i più ispirati: se in Over Over e Poe Poe spiritelli Joy Division/New Order si aggirano trepidi in boschetti techno, niente meno che stordente è Hives Hives, valzer stritolacuore trafitto da un percussionismo febbricitante di stampo improv e acidissimi panneggi di tastiere.

La chiusura di Tonite And Today smorza i toni, divora gli eccessi emozionali: angoscia rarefatta di piano e voce, tra una nota e l’altra distanze colme di tremore, il lento chiudersi di un’anima tra i solchi di una vasta, tiepida disperazione.

1 Gennaio 2003
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