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27enne, con carta d’identità che riporta origini sudcoreane ma data di nascita a Flushing, nel Queens (e spostamenti tra Long, Island, Atlanta e la madrepatria annessi e connessi), Yaeji – vero nome Kathy Yaeji Lee – ha una storia personale che si inserisce nel sempiterno sogno americano e nel circuito delle figure larger than dance production. Cresciuta in una famiglia dalle strane vedute, con padre ex metallaro terrorizzato dall’influenza che l’America stava esercitando su di lei, Kathy s’appassiona a house, r’n’b e hip hop quando è ancora una studentessa alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Traffica con Traktor e inizia ad improvvisare i suoi primi dj set.

Del 2017 le prime produzioni sotto l’ala della Godmode di Nick Sylvester, ovvero della deep house con rap e spoken assortiti in cui canta in inglese e coreano. Alla blogosfera e ai trendsetter basterà il canonico EP 2 – suvvia, nulla di speciale – per metterla sulla mappa. Pitchfork marchia con 8.1 una discreta produzione sulla media distanza ben al di sotto dell’eccellenza e appresso scattano booking di peso (Sonar, Boiler Room e via con un tour mondiale tutto esaurito), remix per la gente che conta (Charli XCX e Robyn) e, non ultimo, il beneplacito dei genitori che nel frattempo si sono sincerati delle solide basi sulle quali la carriera di Yaeji è stata nel frattempo piantata (BBC Music Sound 2018, ecc.).

Sulla scorta dell’invidiabile posizionamento arriva questo WHAT WE DREW 우리가 그려왔던, debut/mixtape che segna l’esordio della ragazza sulla XL Recordings di Adele, Radiohead e Beck. Nessun filo conduttore a legarlo, precisa lei, è una raccolta di scatti della sua vita vissuta, pagine di un diario personale in cui compaiono amici dai nom de plume cartone animato (Nappy Nina, Lil Fayo, trenchcoat, Sweet Pea, YonYon, G.L.A.M, Victoria Sin e Shy One). Ci aspettavamo un nuovo capitolo house-addicted fatto da una producer per il dancefloor (ascoltatevi la traccia numero 4, When I Grow Up), ed è innanzitutto positivo notare che non è affatto così. Il baricentro si è spostato e non di poco, seppur nella più plausibile delle direzioni. Innanzitutto il parco ritmi, tutto giocato su eclettismi urban che tanto vanno per la maggiore oggi: kuduro e dancehall 2.0 (Money Can’t Buy), ghetto sound (In Place) e gqom (The Th1ng) con la deep degli esordi a far ora da sponda a istanze UK tra jungle e garage (When I Grow Up).

Il saliscendi catartico/emotivo della tracklist e dei singoli brani è un tutt’uno con la doppia lingua scelta per il cantato che rimane salda al centro del mix. A tratti, sembra d’ascoltare una versione coreana di Grimes e, di fatti, Lee e Boucher condividono un eclettico immaginario indipendente e da cameretta, con videogiochi, anime e manga intesi come estensioni di un giocoso immaginario role playing (guardatevi il video di Waking Up Down); la Nostra però rifugge i futurismi e i divisimi alt-pop per un raccolto folk pastorale tutto contemporaneo e pertanto puramente elettronico, da nativa web con nostalgie 90s e 00s al seguito. L’album è ben confezionato, e il minutaggio breve è una freccia nell’arco di Yaeji, così come l’orientalismo di cui tutti siamo più o meno affetti, fa la sua parte. Al netto di tutto questo, abbiamo una produzione decorosa, che non spicca per originalità e che pertanto cattura più come selection di buon gusto che come proposta autoriale (con la scusa del diario). Troviamo senz’altro pezzi validi (In Place, Waking Up Down, What We Drew) e altri (specialmente sul lato rappuso) semplicemente freschi per l’oggi e probabilmente anonimi domani (Money Can’t Buy, The Th1ng, In The Mirror). Convince, senza se e senza ma, la traccia conclusiva Never Settling Down, col suo viaggiare tra d’n’b in scarico, avvolgente dream house e vapor nostalgie. WHAT WE DREW 우리가 그려왔던 è la premessa di una promettente carriera.

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