• Gen
    01
    2012

Album

Carpark

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Il glo fi si interroga continuamente sul suo possibile futuro, in bilico tra facili retro/autocitazionismi e difficili innovazioni. Le coordinate di questo dualismo vengono esplorate criticamente nell'esordio del collettivo fondato dall'australiano Isaac Emmanuel (che viaggia con i vagabondi Melati Malay e Michael Italia) con base guardacaso a Brooklyn: i tre sfruttano alternativamente l'eredità dreamy dei vicini Animal Collective, di Brian Wilson, dello shoegazing e di Neon Indian innestandola con percussività sintetiche di Bibio-warpiana memoria. 

La partenza del disco con Sparkly e Slip Time va via bene, la pillola scende facilmente, in maniera indolore. Il prosieguo si incaglia invece su fondali più barocco-ambient (Night In The Ocean è l'ennesimo rimando ai Cocteau Twins tagliato con tastieroni iper-riverberati) e su nostalgie di basso esplorate da tempo dalla cricca Washed Out e Toro Y Moy (Jam Karet). Qualche colpo al cuore ce lo riservano comunque: il pseudo rap con armonie nipponiche di The Dancer, il breakbeat in uptempo di Drawning Down The Moon che trasforma il quattro delle drum machines in una colata di arpeggi e muri di sorrisi o la bella cavalcata quasi-acid nei break memori del meltin' pot della Anticon in You With Air

L'ennesima riproposizione di stilemi superati (almeno propositivamente dall'ultimo James Ferraro) non aggiunge nulla al canone consolidato del glo. Utile come passatempo per hipster melomani (sono infatti stati agguantati dall'hype-issimo SXSW 2012). Alle medie una volta dicevano: più che sufficiente (grazie anche a una produzione che scalda bene il cuore), ma potrebbe fare di più.

3 Marzo 2012
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