• Mag
    20
    2014

Album

Signature Sounds Recordings Inc.

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Zoe Muth è una cantautrice country che, grazie al forte taglio pop, finisce inevitabilmente per svecchiare il genere: ma fino a un certo punto. Originaria di Seattle ma trasferitasi a Austin in Texas, è considerata la Emmylou Harris della costa nord-orientale americana, e infatti i paragoni fioccano con facilità anche con l’altra grande ispirazione, Iris DeMent. Dopo due dischi con la sua vecchia band Lost High Rollers, la Nostra decide di proseguire da sola e così si affida, una volta in Texas, al produttore e bassista George Reiff, che in breve tempo mette su una squadra di musicisti al suo servizio, tra cui anche Martie Maguire delle Dixie Chicks. E il gioco è fatto. World of Strangers è un disco di country mainstream da classifica, dove lap steel, chitarre slide e scintillanti pianoforti si sprecano.

Le variazioni sui temi di Hank Williams non sempre lasciano il segno, tanto pop disseminato sotto i tappeti dei saloon dove melodie immediate vengono sciorinate come in un rosario nel nome dell’honky tonk. Che sia adult contemporary, americana o alternative country, il prodotto è decisamente ben definito e levigato: forse quello che manca è proprio la caratura della scrittura. Non c’è nessuna cosa fuori posto ma è probabilmente questo il punto: nessuna canzone emerge rispetto alle altre ed è tutto molto standardizzato sui parametri di un mercato da classifica di genere. In alcuni momenti sembra quasi di ascoltare una versione edulcorata di gente come Sheryl Crow o Shania Twain, ma siamo perfettamente consapevoli di dove il disco voglia andare a parare; molto più immediata di una Lucinda Williams, Zoe Muth non riesce però a tenere alta l’attenzione per tutta la durata del programma.

Al di là delle sonorità, curatissime e calibrate, gli album sono fatti di canzoni, ed è questa la carenza grave, al di là della eventuale limitatezza di manovra all’interno di un genere così definito. I momenti migliori arrivano praticamente alla fine con il valzer rurale di Waltz Of The Wayward Wind, realmente efficace e intenso nel suo incedere terzinato, e la solida ballata acustica Taken All You Wanted. Di rilievo anche la chiusura con What Did You Come Back Here For?, ma ormai è troppo tardi. Fino a quel momento il disco rimane piatto: un po’ poco per la Emmylou di Seattle.

 

11 Settembre 2014
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