Live Report

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La data romana – terza di quattro in Italia – in qualche modo ci rivela un po’ di “truth behind” Nina Roza Danilova, permettendo di sgombrare il campo dagli abbagli mediatico-promozionali che hanno scaraventato la ragazza in bocca a un successo per il quale probabilmente non era ancora pronta. Vale la pena dunque considerare diversi fattori prima di avvalorare o meno la fondatezza del caso Zola Jesus: bufala o rivelazione?

Niente sold out, ma il locale è affollato. Qualche dark, molti hypster, un indefinito popolo di 25-30enni più curioso che fan, diviso tra stivali neri, tacchi alti e sneakers, convinto di dover partecipare nonostante le facili distrazioni e gli odiosi chiacchiericci. Insomma, anche senza saperlo, in molti cercano una prova del nove. Nina si presenta fasciata in un abito forse troppo sobrio e pur facendo del suo meglio lascia trasparire una tendenziale mancanza di carisma. Lo sguardo indefinito tradisce un po’ d’insicurezza e i movimenti potenzialmente “giusti” hanno un che di artefatto, quasi fossero coreografie imparate in fretta e furia, carenti di intensità e autentico trasporto. 

Il suono non aiuta, quando invece avrebbe dovuto fare la differenza. La voce risente di un’impietosa neutralità, troppo giù di volume e non abbastanza riverberata, anche se sorretta da una buona intonazione. L’utilizzo della batteria acustica, inoltre, si rivela una scelta azzardata, poiché l’equalizzazione eccessivamente naturale, oltre a non restituire le moderne sofisticazioni elettroniche ascoltabili sui dischi, mantiene la pulsazione ritmica fastidiosamente scollata dal resto. In molti si aspettavano probabilmente un piglio più incalzante, meno scompostamente wave, e in effetti è proprio quando verso la fine i suoni acquistano magicamente spazialità e consistenza che lo spettacolo esplode in tutte le sue potenzialità (In Your Nature). 

Risultato: condizioni variabili e contingenti hanno lasciato trasparire i limiti di un prodotto la cui confezione, per adesso, supera un seppur affascinante contenuto. La musica di Zola Jesus si rivela dal vivo nella sua componente sostanzialmente atmosferica e di maniera, senza che una condotta melodica efficace riesca a far presa sull’ascoltatore meno preparato o di passaggio, anche per la pressoché totale assenza di ritornelli e per una ripetitività eccessiva. L’attitudine ancora smaliziata e indie non ha niente di male in sé, ma non riesce a soddisfare le enormi aspettative.

L’impressione, quindi, è quella di un fenomeno cresciuto troppo in fretta, senza che si siano rispettati i tempi di una progressiva e fruttuosa maturazione..

12 Dicembre 2011
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