• Mag
    01
    2012

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Chrysalis Music Publishing

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La scena hip londinese non conosce tregua, dopo il buzz pre-debutto riservato ai Citizens! ecco arrivare un'altra indie-band pronta, con un po' di fortuna, ad esplodere su grande scala: gli Zulu Winter.

Su Spotify ogni componente della band ha creato una playlist di brani che hanno influenzato la propria gavetta musicale, tra le tracce trovano posto nomi a 360°, dal rap alle ultime tendenze elettroniche passando per alcuni indie idols e classiconi da dinosauro. Tutti – o quasi – nomi poco indicativi della cifra stilistica che mettono in campo gli Zulu Winter. Guidati dai lineamenti spigolosi del singer Will Daunt, il gruppo inglese punta in realtà all'indie pop-rock con micro venature art e math, cavalcando con una certa decadenza eighties la linea immaginaria – e sempre più sottile – che separa la scena indie da quella mainstream.

Nel debutto Language – registrato ai 4AD studios, prodotto da Tom Morris e mixato da Claudius Mittendorfer – troviamo alcune ritmiche che possono ricordare quelle dei mai troppo citati Foals (Never Leave, ma anche il pre-chorus di We Should Be Swimming), ma non mancano aperture stadium oriented (Moment's Drift) e ritornelli che farebbero invidia ai Kings of Leon (Key To My Heart) e in questo senso non sorprende il loro UK tour di spalla ai Keane. In Let's Move Back To Front si respirano i falsetti dei Temper Trap, mentre altrove riecheggiano vibes di Friendly Fires, Delphic e persino Mew.

Chiaro, non siamo di fronte ad un capolavoro e la band di Will Daunt non diventerà mai "i nuovi Coldplay", ma considerato i recenti successi dei The Maccabees, potremmo sentirne parlare a lungo.

8 Maggio 2012
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