Flow #100 – Rooftop party

Il centesimo appuntamento con Flow, e quindi con la raccolta settimanale di videoclip, si apre con quello di Kanye West e Lil Pump. Questo a prima vista improbabile duo è stato consacrato dallo stesso West durante un’intervista, nella quale ha citato Lil Pump come «uno dei suoi nuovi artisti preferiti». Il sodalizio si è concretizzato nel singolo I Love It, pezzo al quale ha collaborato anche l’attrice Adele Givens e che costituisce l’opening track del nuovo album di Lil Pump, Harverd Dropout, in uscita il 14 settembre. Il video, prodotto da Spike Jonze, è fortemente caratterizzato dagli ingombranti costumi – ispirati ai personaggi del videogame Roblox – che indossano i due rapper, ed è stato condiviso durante i primi Pornhub Awards, tenutisi a Los Angeles e di cui Kanye West è stato co-direttore artistico.

Nuovo video per Denzel Curry, uscito a fine luglio col suo terzo album Ta13oo. L’estratto in questione è Vengeance | Vengeance, che conta i featuring di Jpegmafia e ZillaKami e che inevitabilmente porta con sé nel clip atmosfere cupe e violenza. Durante una notte a Chinatown i tre gridano i propri pensieri di vendetta più tremendi, fino a divertirsi nel torturare un loro nemico. Sulle nostre colonne è presente la recensione dell’album ad opera di Luca Roncoroni.

Il 19 ottobre prossimo uscirà The Anteroom, il quinto album di How to Dress Well, progetto R&B alternativo e sperimentale personificato da Tom Krell. Il video di Nonkilling 6 | Hunger è stato realizzato, in collaborazione, dallo stesso Krell e dal visual artist Justin Daashuur Hopkins: qui giochi di luce e distorsioni digitali sono protagonisti, insieme all’intimismo del cantautore americano che compare seminudo. In apertura del clip sono stati inseriti alcuni versi del poeta Li Young-Lee.

I cugini francesi Guillaume e Jonathan Alric sono una coppia di registi e produttori che costituisce anche il duo The Blaze, appena passato dall’esordio discografico il 7 settembre con Dancehall. Il video di Queens è naturalmente stato curato dagli stessi Alric, che vi raccontano con gran tecnica cinematografica una tragica storia: il clip si apre con una veglia funebre all’interno di una sorta di campo rom colpito dalla morte di una giovane, la cui amica più stretta è inconsolabile nel ripercorrere le tante vicende di una vita insieme. La dance downtempo si sposa con le atmosfere, vitali e tragiche allo stesso tempo.

Muscle Memory è il nuovo singolo di Banoffee, cantante di origini australiane con base odierna a Los Angeles. Lei stessa, il cui vero nome è Martha Brown, è anche regista del clip uscito in settimana: qui la fisicità cantata nei testi è resa da una persona intrappolata in una sorta di tuta in latex nella quale si può sopravvivere solo grazie alla presenza di un piccolo foro. I rimandi alle pratiche BDSM in questo caso si esplicitano con un senso continuo di soffocamento.

Tanta psichedelia nel nuovo video dei Beach House, che a quattro mesi dalla pubblicazione di 7 hanno concesso il racconto per immagini all’estratto Drunk in L.A.. Il clip è stato girato in Portogallo da Sonic Boom e Nuno Jardim ed è presentato come un “sogno ad occhi aperti”. La stessa autrice dei testi Victoria Legrand ha detto in proposito: «Penso che già dal titolo la canzone simbolizzi il lato oscuro di L.A., ma è più un poetico riconoscimento della L.A. della mente»; il bandmate Alex Scally ha aggiunto: «È una ricerca oscura e vana di essere amati da tutti». Sul nostro sito potete trovare un approfondito monografico dedicato alla band e la recensione dell’album.

Il lavoro svolto dai registi newyorchesi Jason Sondock e Simon Davis di Rubberband per la cantante tibetana Yesh va ben oltre la suggestione visiva, trascendendo in una – quasi – visionaria installazione digitale. Ambientato in una regione gelida e innevata, il video del singolo inedito VII ha come fulcro il funerale di un’anziana, ma i reali protagonisti sono i ricordi della figlia e della nipote, un’esplorazione della memoria raffigurata attraverso immagini riflessive dall’alto potenziale estetico e simbolico. A incuriosire non è la maestria fotografico-compositiva dei registi, bensì l’idea di creare un’opera multiforme e transmediale per ciò che concerne il montaggio. Visitando il sito thisisyeah.com possiamo sì vedere il video di VII, ma questa volta in sequenza diversa: il sito, una volta riconosciuto l’indirizzo IP del visitatore, genera attraverso un algoritmo un nuovo montaggio, per l’esattezza una nuova sequenza per ogni volta che il sito verrà visitato o aggiornato. Queste le parole dei registi in merito: «Concettualmente l’installazione vuole mettere alla prova la nozione di memoria e come i nostri ricordi ci sovvengano in modi imprevedibili e non lineari. Ci sono più o meno 6,2 miliardi di possibili variazioni, quasi quanto il numero di esseri umani sulla Terra».

A distanza di un anno dall’uscita di Crack-Up – di cui potete leggere la recensione –  i Fleet Foxes hanno pubblicato per la traccia di apertura I Am All That I Need / Arroyo Seco / Thumbprint Scar il clip diretto da Sean Peaknold, fratello del frontman Robin Peaknold. Il video è stato girato interamente in 35mm analogico ed è un bellissimo omaggio al lascito cinematografico kubrickiano, dal quale attinge non solo per la fotografia, ma anche per la simbologia e le citazioni – come nella parte conclusiva – che ricorda a tratti 2001: Odissea nello spazio. Ambientandolo tra l’interno di un’abitazione dall’arredamento minimale e paesaggi desertici, il regista ha voluto rafforzare le parole del brano, andando a rimarcare la lotta interiore di un uomo contro la ripetitività quotidiana, qui rappresentata come un perpetuo inseguimento di un surreale cubo rosso da parte del protagonista.

Nel 1997 Natalie Imbruglia toccò i vertici di tutte le classifiche con Torn, grazie anche a l’iconico video che rimase per settimane e settimane in heavy rotation sulle TV di genere. A distanza di poco più di vent’anni gli americani Neck Deep hanno deciso di prendere tutto il pacchetto ricreando ad hoc – con un velo di parodia – l’intero brano e video della cantante australiana. Il risultato è più che piacevole perché non ci sono inutili storpiature ma evidenti contestualizzazioni, quali la canotta con il drago dorato che diventa una più attuale Supreme Morton Salt. Il brano oltretutto fa parte di Songs That Saved My Life, una compilation – che sarà pubblicata il prossimo 9 novembre – creata a scopo di beneficenza in favore delle persone affette da disturbi mentali e per la prevenzione dei suicidi.

Crowd of Nothing è il titolo del prossimo album dei Direct Hit per Fat Wreck Records, un album concettuale che – stando alle parole del cantante Nick Woods – descrive la relazione tra un angelo e un demone, basandosi inoltre sull’idea che il paradiso e l’inferno siano lo stesso identico luogo. Per anticipare l’album è stato pubblicato il video di Welcome to Heaven, un clip animato ad opera di Walker Dubois e Maddie Brewer che, attraverso illustrazioni surreali, ci accompagna in un viaggio dal paradiso all’inferno.

In Hate of Flowers – brano estratto dal recente Dance On The Blacktop – c’è tutto il lato più malinconico dei Nothing, per i forti rimandi shoegaze, ma anche perché ci si trova davanti a una struggente lettera d’amore dedicata a New York e a quel senso di incertezza e paura che assale una volta usciti da casa. Qui i fiori – secondo Dominic Palermo – sono una metafora per descrivere gli esseri umani, affiancando il rapido ciclo vitale agli imprevisti drastici e drammatici che possono cambiare la vita. Nel video diretto da Mount Emult traspare tutta questa tensione, canalizzata in un senso di agorafobia incessante mentre seguiamo le gesta disperate di un uomo che arranca per le strade della metropoli. Strisciando e cadendo ripetutamente al suolo cerca di raggiungere la stanza di un motel, un luogo forse per lui confortante, nel quale attuerà un cambiamento drastico radendo via barba e capelli, per poi volgere a un delirante epilogo nel quale sembra prendere coscienza delle proprie paure, trincerandosi all’interno della stanza tra sguardi attoniti e simboli misteriosi.

Nelle immagini di Kyle Kadow e Steen Cleavland per Wolves Of Siberia dei Behemoth non ritroviamo i classici riferimenti apocalittici, intrisi di simbolismi religiosi e strabordante satanismo a cui ci hanno abituato nel tempo, ma assistiamo a un lavoro più essenziale, fatto d’immensi boschi, habitat del protagonista del video, un famelico lupo in cerca di prede. Il brano – che è stato presentato già come anteprima durante il tour estivo – mantiene tutta la ferocia e complessità che distingue il trio polacco e farà parte del prossimo album I Loved You At Your Darkest, il cui singolare titolo trae spunto da una citazione di Gesù in un passo del Vangelo: un gesto a dir modo estremo e sacrilego dati i trascorsi di Nergal & Co.

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