Flow #106 – Luna piena digitale

Flow di questa settimana apre con un video di Kamasi Washington, il musicista californiano che ha pubblicato lo scorso 22 giugno Heaven and Earth (recensito da Andrea Murgia qui) via Young Turks. Si intitola Hub-Tones, ed è diretto da Jenn Nkiru: tre ragazze su un palco danzano fino ad entrare quasi in trance, sulla musica di Washington e sotto l’egida di una bandiera disegnata da Larry Achiampong e chiamata The Pan African Flag For The Relic Travellers’ Alliance. Washington commenta il suo pezzo così: «In Hub-Tones cerco di connettermi con i miei avi attraverso la musica. In quanto afroamericani, molti di noi non conoscono il nostro paese di origine, ed è per questo che molti di noi accettano l’idea di Panafricanismo. Stavo cercando di connettermi ai miei avi, mettendo in relazione i ritmi africani con un brano di Freddie Hubbard, creando così quella connessione in modo diverso».

Il regista Nkiru aggiunge qualche particolare in più sul suo clip: «Tramite le immagini di Hub-Tones volevo invocare la connessione estatica immediata che percepivo: esiste una cerimonia tradizionale chiamata Oboni nella tribù Ikwerre, la tribù dei miei genitori – la tribù della mia eredità culturale. L’idea è quella di incanalare lo spirito tramite ripetizioni, strumentazioni e movimento, andando in profondità e cambiando le tonalità nella musica fino a farle diventare ipnotiche e trascendentali. Sentivo una forte connessione con Hub-Tones e, inoltre, essendo una cover di Freddie Hubbard ed essendo lui il re dei suoni nel jazz, tutto sembrava così simbiotico e destinato ad accadere. Insegnai la coreografia e i movimenti alle ragazze per andare ancora più a fondo in quello spazio spirituale. Pensavo anche a come sarebbe stata una connessione panafricana astratta, quindi decisi di includere la Pan African Flag For The Relic Travellers’ Alliance dell’artista Larry Achiampong, trucco e cristalli nello stile di Nina Simone, le luci viste nel tribunale dell’udienza di Anita Hill e ovviamente – un richiamo a Nation Time con la scritta sulle fasce di ogni donna. Ci sono altre gemme nascoste, ma lascio che il pubblico le scopra».

Si intitola Falling Rain And Light il nuovo singolo di Moby, estratto dal suo ultimo lavoro Everything Was Beautiful And Nothing Hurt (ben valutato su SA da Davide Cantire). Si mescolano i colori al bianco e nero, con immagini di paesaggi e luoghi post-apocalittici disabitati, fino a ricelebrare e dare speranza con gruppi di animali in movimento, forse a ribadire come la natura riesca a vincere in ogni caso sulla mano dell’uomo.

La band di Oslo Das Body ha pubblicato lo scorso 28 settembre il loro EP di debutto Das Body via Luminelle Recordings, contenente il singolo Graceland, qui presente in playlist. Diretto da Lykke B. Hagen, si vede la voce del gruppo Ellie Linden muoversi in una stanza, seguita da immagini di culturisti in posa. Lei stessa commenta così il brano: «Per me Graceland è più un sentimento che una canzone. Suonarla dal vivo, sembra di essere protagonista di un film neo-noir con Elvis. Graceland è come una battaglia tra il tamburo senza fine e la voce inquietante, tenuta insieme da alcuni semplici accordi. È stato un intenso viaggio da scrivere, è un intenso viaggio da svolgere ed è probabilmente un ascolto intenso».

Il musicista francese Katuchat pubblica il video per Spleen, tratto dal suo EP d’esordio Anesthesia, via Roche Musique. Diretto da JTM, il video mostra un paziente sotto anestesia, poi in piedi ad osservare una gigantesca Luna che illumina un paesaggio post-apocalittico desolato. «Spleen descrive, in un caos onirico, la battaglia interiore che ha scosso il processo creativo di questo EP», commenta Katuchat.

Freelance è il primo singolo estratto da Outer Peace, il sesto studio album di Toro y Moi, la cui uscita è fissata per il 18 gennaio 2019. Il video in 4:3 – firmato Harry Israelson – punta sull’estetica, le geometrie e i colori, con lo stesso Chaz Bear protagonista al centro di un set fotografico. Viene immortalato mentre indossa outfit improbabili, quasi intrappolato in un ambiente fittizio.

I cieli plumbei dell’Irlanda del Nord fanno da sfondo al nuovo video di Bridie Monds-Watson, meglio conosciuta col nome d’arte SOAK. Le atmosfere di Everybody Loves You prendono spunto dai turbamenti della giovane età descritti nel testo e nel clip, in cui la ventenne cantautrice si sente un baco in un mondo di farfalle, impersonificate da tre coppie di sprezzanti ragazzi vestiti in rosa. Il senso di inadeguatezza sfocerà in un sogno ad occhi aperti.

È appena uscito Aviary, nuovo album di Julia Holter, preceduto di qualche giorno dal video del singolo Words I Heard: «Quando Julia mi ha detto che il titolo del suo album era ispirato a Etel Adnan, uno dei miei scrittori preferiti – ha dichiarato Dicky Baht, regista del video – ho voluto creare un cortometraggio per una delle sue canzoni, con protagonista il Monte Tamalpais, soggetto ricorrente sia nell’arte visiva di Adnan che nei testi della cantante. Ho girato le scene durante alcune escursioni sul sentiero di Dipsea, e nell’ultima parte della canzone unisco il filmato con delle immagini prese dalle session di registrazione del disco».

Turista è un brano dei Ratafiamm, collettivo formato da  Andrea de Nittis ed Enrico Cibelli, che ha pubblicato ad aprile l’album Tourist You Are the Terrorist. Il video in questione è stato girato dal regista Danilo Lavizzari in giro per Lisbona: «Tourist You Are The Terrorist è un disco scritto in viaggio su treni, aerei, auto, pullman – si legge nelle note stampa allegate al disco – è un monito che si vuole dare innanzitutto a noi stessi. Chi è il “turista”? Qualcuno che non è mai qui, che non è mai davvero presente. Se gli parli, ti guarda attraverso. Sta già pensando a quello che vedrà domani. Non si smarrisce mai. Tuttavia è perso in partenza. A volte viaggia, a volte scappa. Eppure è alla costante ricerca di una casa».

Delineare il profilo musicale delle Black Dresses ascrivendolo all’inquietudine potrebbe sembrare sbrigativo e semplicistico, ma il loro isterico pop in cui confluiscono ondate di noise è realmente inquietante. L’EP HELL IS REAL del duo canadese – formato rispettivamente da Girls Ritual e Rook – giunge a pochi mesi di distanza dal loro primo album WASTEDISOLATION rincarando la dose del vincente principio attivo ansiogeno, ma per capire di cosa stiamo parlando è necessario guardare il video del singolo U DONT KNOW dove le due musiciste vengono raffigurate in penombra e i chiave lo-fi mentre si contorcono su sé stesse a volto coperto.

L’altisonante titolo Golden Purifier non è altro che l’inglofonizzazione del termine latino con il quale si indica l’avvoltoio dalla testa rossa, il protagonista del video del nuovo singolo del trio tedesco Esben and the witch, una lode romantica in bianco e nero che lustra e illustra la magnificenza di questo animale, incompreso e per la sua natura necrofaga, nonostante svolga un importante ruolo di equilibratura armonica nel ciclo naturale di vita e morte. Il brano è un’anticipazione di Nowhere, la cui pubblicazione è prevista per il prossimo 16 novembre via Season of Mist.

In vista di novità prossime alla pubblicazione troviamo gli americani Drug Church con il loro abrasivo punk rock dalle reminiscenze grunge, i quali hanno indicato il 6 novembre come giorno di lancio del nuovo lavoro Cheer per Pure Noise Records. Ad anticiparlo il singolo Unlicensed Hall Monitor, classico brano che rispecchia a pieno le loro sonorità, accompagnato da un altrettanto classico video dall’animo punk dove viene fatta una rassegna martellante di spezzoni live ed episodi che mettono alla berlina alcuni valori dell’occidente capitalista e morigerato.

Concludiamo il nostro appuntamento con un manciata di solido e oscuro metallo teutonico forgiato rigorosamente a mano dai Deathrite; il singolo Obscure Shades anticipa il loro quarto disco Nightmare Reigns che sarà pubblicato il 9 novembre via Century Media ed è accompagnato da un introspettivo video dove viene messa in risalto l’imponenza della foresta con la loro capacità di filtrare la luce creando ombre tanto profonde da indagare nel proprio io ineriore.

 

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