Gaslamp Killer: a new breakthrough
Gaslamp Killer: A new breakthrough

Accadde a… Los Angeles. Ma non vogliamo certo partire da così lontano, da quel saccheggiatissimo disco di Luciano Simoncini/Arawak e dal ruolo del jazz – e non solo – italiano più in generale. Accadde nel 2006. E di cose a L.A. ne sono successe, tante e tanto da aver inciso non poco sui diversi percorsi che verranno analizzati nelle puntate di questa rubrica. Una rubrica che intende ricostruire vicende e protagonisti di una delle realtà più importanti e affascinanti nel campo del beatmaking a 360°, nei mille intrecci possibili che si snodano tra hip hop ed elettronica.

Nel 2006 ci lasciava J Dilla, cuore e anima di un genere, mito di una Ummah generazionale e forse unica figura realmente capace di fungere da fulcro di rotazione tra cultura underground (5 Elementz, Slum Village, The Pharcyde) e music business (Janet Jackson, Common, Erykah Badu). Donuts, uscito su Stones Throw il giorno del suo compleanno e tre giorni prima della sua morte, è il lascito di una personalità unica, la cui influenza è ancora ben presente, ricercata e, oggi, anzi, diremmo persino sbandierata.

Con la scomparsa di James Yancey, segniamo la nascita di quello che sarà il catalizzatore del beatmaking moderno, il risultato dell’incontro tra hip hop, jazz, psych, prog rock, lounge, rave e bass music, Lucio Fulci e SNES. Un melting pot culturale sintetizzato dall’incontro di Daddy Kev, The Gaslamp Killer, MC Nocando, D-Styles e Nobody, dalla loro creatività, dal loro eclettismo, e dalla loro creatura: il club e le serate Low End Theory. Gli inizi, come spesso accade, sono stati tutt’altro che facili, ma in breve, il loro impegno e la loro spinta propulsiva trasformano uno scalcinato locale nella mecca californiana degli amanti dei beats, la casa ideale per gente come Samiyam, Daedelus, Nosaj Thing, Tokimonsta, Ras-G, Tyler the Creator, Earl Sweatshirt, verso cui anche star internazionali come Thom Yorke ed Erykah Badu puntano le proprie attente orecchie.

Sempre nello stesso anno, sempre nel 2006, esce su Plug Research 1983 di Flying Lotus, quest’ultimo figura emblematica del nuovo beatmaking (si veda già il titolo programmatico del disco, anno di nascita suo e di molti altri compagni e colleghi producers) e vero faro della scena losangelina. Il rispetto che Ellison saprà guadagnarsi in futuro, in pressoché tutti gli ambienti e specialmente a seguito di un lavoro miliare come Los Angeles (Warp, 2008; titolo, anche qui, tutt’altro che casuale), andrà di pari passo con il suo sperimentalismo astratto e parimenti imbevuto di tradizione e slanci modernisti, tra recrudescenze underground (il fumettistico, psichedelico caos Doom-iano di Captain Murphy) e quadrature del cerchio black (l’impeccabile packaging downtempo di Until the Quiet Comes).

Ciò che rende questa scena così culturalmente prolifica, è il continuo stimolo a cui è sottoposta. Il suo imperativo autoimposto era e rimane sperimentare, ricercare, secondo una concezione progressista e centrifuga del concetto di hip hop, grembo da cui tutto nasce ma a cui non tutto si riduce, una musica fertile che è tanto boom-bap, musica funk, quanto musica elettronica, come abbiamo già avuto modo di raccontarvi. L’L.A. sound è un taglia & cuci di sample, linee di 808 trascinate su nastro e buttate su un SP404; è uso flessibile dei BPM, recupero spregiudicato del jazz, delle colonne sonore, di un immaginario che – tarantinianamente – è a un tempo pop, underground e cult; è un abbraccio di laptop e synth, immagine di un mondo dove analogico e digitale, suoni campionati e suoni sintetizzati, crate digging ed electro convivono romanticamente.

Eccoci allora al nostro primo intervistato, William Bensussen/The Gaslamp Killer, uno dei personaggi di spicco della grande famiglia losangelina. Reduce da un brutto incidente quest’estate, che gli è quasi costato la vita, William ci ha invitato al Low End Theory per parlare della sua Los Angeles e del suo contributo alla causa.

In quale modo pensi che questa scena sia nata, si sia evoluta e sia poi rimasta così “geocentrica”?

GLK: Beh, abbiamo fatto il Low End Theory per LA, cercando di riempire un vuoto che c’era in città, quindi non c’è dubbio che il tutto resti a LA; poi è successo che sia piaciuto anche al resto del mondo.

Come a San Francisco e Tokyo più tardi, con i vari LET showcase?

GLK: Si, e NY. Abbiamo fatto anche un tour in Europa. Porto il LET nella mia arte, in ogni spettacolo che faccio in giro per il mondo, inclusa l’Italia, che adoro; in sostanza volevamo suonare beats, elettronica, hip hop/beat strumentale e strana musica uscita dal nulla che nessuno altro voleva fare; dovevamo quindi cominciare il nostro party.

Hai avuto difficoltà, all’inizio, per emergere? Hai avuto un percorso di studi particolare o hai imparato tutto da solo?

GLK: Sono autodidatta, anche se ho frequentato qualche lezione di piano, da piccolo, e lezioni di canto. Facevo roba per la mia arte, allora, ma non era nulla che mi prendesse più di tanto e non sono mai andato a scuola di musica. Avevo giusto le lezioni a casa, perché i genitori dovevano dare ai bambini delle attività. Mi hanno incoraggiato. Ero un ragazzino rumoroso, iper-attivo e simpatico. La musica è una parte della vita, in ogni cultura. Magari non nella cultura cattolica, chi lo sa (ride, nSA).

Il connubio tra hip hop ed elettronica è una delle tante espressioni che caratterizzano questo movimento; quali altri elementi, secondo te, hanno influenzato la scena?

GLK: Il sound system era ispirato dai sound system dub, il djing dal vero hip hop, da AfrikaBambaataa a Kool HercCut ChemistShadow; è un matrimonio tra questi. Il movimento reggae, quanto quello rock, è una miscela di stili elettronici totalmente diversi. Daddy Kev, io, Elvin (DJ Nobody) e Dave eravamo tutti nella musica punk, rock, dub, reggae, andavamo ai rave e ascoltavamo techno e house. Daddy Kev ha spinto la jungle per tanto tempo. Abbiamo un sacco di roba da buttar dentro. Abbiamo tutti background differenti ma ci siamo ritrovati assieme tramite la musica.

Ciò a cui si fa più spesso richiamo, è un “ritorno alle origini”, non solamente stilistico, ma anche, ad esempio, nell’approccio agli strumenti, dal vinile alla produzione analogica; tu cosa ne pensi?

GLK: Penso che si possa rispondere a questa domanda in un sacco di modi. Io mi esprimo nel djing digitalmente, come se il lavoro della mia vita fosse stato tradotto dall’analogico al digitale. Posso prendere tutti i miei vecchi dischi psichedelici e tutta la mia musica, che faccio con strumenti reali, e portarli tutti nel computer, e posso andare ovunque nel mondo, da solo, con quello. Non potresti farlo con una band. E’ un must, è pratico. Ogni band lo avrebbe fatto negli anni 60’ e 70’. A LA avevo una band di 14 componenti, io escluso; abbiamo creato un’orchestra gigantesca, ma è stato solamente per una notte. Tutti eravamo lì, non avevo bisogno di assumere gente, tutti erano semplicemente in città, pronti a lavorare.

E cosa pensi del fatto di riportare in auge le audio cassette, ora come ora?

GLK: Penso sia ottimo! Ho una collezione di cassette, registratori, un registratore per bambini con un microfono con il quale registro i miei nastri tutto il tempo. Le cassette sono fighe, utilizzo ancora delle strane drum machine analogiche.

Quali sono gli strumenti musicali con i quali entri più in contatto durante il giorno?

GLK: Sintetizzatori, batteria ed effetti. Questo è quello che uso, i miei strumenti principali. Poi lavoro con altri artisti per ottenere il tipo di suono che voglio. Tutto comincia, comunque, con batteria e synth. La linea base è la sezione ritmica, questa è la regola.

Abbiamo notato in tante occasioni, tra interviste e campionamenti, che un determinato ramo della musica italiana ha influenzato non poco il vostro genere, tra prog, jazz, psych rock e le colonne sonore di film e telefilm 60’s e 70’s. Tu che esperienza hai avuto a riguardo?

GLK: Nell’hip hop sono sempre alla ricerca del suono più concreto, significativo, animato, appassionato, musica altamente drammatica, e la roba Italiana ha tutto questo, quasi, più di ogni altra cultura musicale; il Brasile ha il suo stile, l’Africa anche, ma sono tutte musiche molto danzabili, allegre, cose così. Ci sono momenti cupi anche nella musica turca, ad esempio. In tutte le culture ci sono tonnellate di musica fantastica, ma per qualche ragione, trovo molto di quello che cerco nella musica e nelle colonne sonore italiane. Sono sempre alla ricerca di quella vibrazione. I beat sono più tosti con gli archi drammatici, orchestrazioni come quelle di Morricone, che ho fischiettato per tutta la vita; lui utilizza il fischiettio nella sua musica come nessuno ha mai fatto, ha dato origine al fischio nella musica.

La scena è prolifica e i talenti sono tanti, non solo a LA, anche se si rifanno molto alla vostra “base”. Penso a Lapalux in UK o Ta-Ku in Australia, ad esempio. Quali altri artisti fuori dalla vostra “giurisdizione” ci consigli di seguire?

GLK: Adoro Dimlite, Om Unit, Slugabed, Kode9, Zomby – lui è il n°1 dall’UK -, James Blake, HudMo e Rustie. Ascolto questa roba più di quanto faccia con quella di LA, ma non conosco alcun ragazzino nascosto. Conosco nuovi volti che provengono da queste parti ma non dall’estero, perché LA è la mia scena e la mia città.

Quindi ascolti più musica estera, rispetto a quella prodotta a LA?

GLK: Alla pari, sono dentro anche alla musica di LA; il 50% dei miei produttori preferiti sono di qui. Flying Lotus è nella top five, è il boss, ha la più grande variazione di suono, secondo me. Può fare jazz, soul, rock, hip hop, techno. Ecco perché mi piace, è eclettico. E Eprom, Eprom è assolutamente incredibile.

Senza parlare troppo dell’incidente in cui sei rimasto coinvolto questa estate, il tuo ultimo album si chiama Breakthrough: dobbiamo aspettarci una nuova svolta?

GLK: Ci sono nel mezzo. La sento ancora di più, rispetto all’ultima volta. Nuova carne, pronto a fare qualcosa di diverso, ma allo stesso tempo uguale: ancora psichedelia, synths, batterie, archi, ottoni, Turchia, India. Alcune delle canzoni sono solo sintetizzatori, tipo Vangelis-Ask; lui è il Dio dei sintetizzatori in grecia. Lo adoro, è come Zomby, come la colonna sonora di Blade Runner, è incredibile, così assurdo e bravo.

Tu e Sumach (Gonjasufi) avete intenzione di ritornare a collaborare assieme, magari in una nuova versione di A Sufi and a Killer?

GLK: Beh, si sta preparando per la nascita del suo quinto bambino, è veramente occupato con la sua famiglia; insegna Yoga, vive a Las Vegas, siamo ancora buoni amici, ma sta completando il suo nuovo album Black Hail Mary con sua moglie e io sto realizzando il mio prossimo disco. E’ assai autocritico, più di chiunque io abbia mai conosciuto. La musica personale è difficile da realizzare e ci vuole tempo; lui canta dalla sua anima e dal suo diaframma, lo adoro.

Come lo hai incontrato?

GLK: Il mio primo lavoro, quando ero adolescente, è stato in un negozio di musica hip hop a San Diego. Lui è entrato cercando di vendere la sua musica, il boss non ne voleva sapere e gli ha detto “Ti darò 30 giorni nel negozio, se vende te ne chiederemo di più, se no riporti tutto a casa”. Questo è tutto. Ci ha dato cinque dischi, li ho messi in ascolto, e mi sono detto che era fottutamente assurdo, geniale; a molta gente, in negozio, non è piaciuto ma io l’ho amato da subito. Ho cominciato a suonarlo tutto il tempo. Ha ascoltato il mio materiale, io il suo, e abbiamo cominciato a collaborare.

A Sufi and a Killer è stato probabilmente il passo più importante nella tua carriera musicale, concordi?

GLK: E’ stato certamente un grandissimo passo, il mio primo album realizzato. Sono stato io a dire a quelli del negozio di prenderlo sotto contratto. E’ stato l’inizio di tutto. Sono così contento di essere con Brainfeeder a LA; lui è con Warp, la sua musica è differente ed ha bisogno di una piattaforma più grande. Il prossimo disco sarà fantastico. Black Hail Mary.

Cosa pensi di Spotify, Pandora o servizi simili?

GLK: Sono un DJ, pertanto adoro ascoltare musica, ovunque si trovi. E’ vero anche che ho fatto della musica il lavoro della mia vita. Alcune persone non hanno la pazienza, il tempo o le risorse per trovare buona musica. Magari non si sono mai accorti di questa roba, a meno che Spotify o Pandora non l’abbia suonata per loro.Ascolto la radio di iTunes: tutte queste canzoni indiane che non ho mai sentito prima, e compro musica quando l’ascolto. Come farei, altrimenti, a trovare musica italiana o etiope?

Questo per quanto riguarda il tuo essere ascoltatore; cosa pensi al riguardo come artista?

GLK: Come artista è impossibile farci soldi in ogni caso, quindi amen. Sono dalla parte di Thom Yorke, non penso sia il meglio per i musicisti… ma come ascoltatore è ottimo.

Che cosa ti aspetti dall’anno nuovo? Quali sono i tuoi piani per il futuro?

GLK: Colonne sonore di film, arte concettuale e sperimentale. Non solo djing; mi piacerebbe produrre band, movie scores, temi per la TV e roba di questo genere. Non so se accadrà, ma faccio quello che credo di poter fare. Come essere umano tu dici “questo è quello che sono”: sono un artista voice over, un dj, un attore, un compositore, quello che vuoi. Edwin gioca a basket tutti i giorni ed è fantastico, Gonjasufi fa Yoga tutti i giorni, e sono oltretutto genitori a tempo pieno. Non solo musica, fanno altre cose e le fanno alla grande, sai cosa intendo. Se credi in te stesso, puoi farlo.

7 Febbraio 2014

How do you think this scene was born, evolved and remained so “geocentric” ?

GLK: Well, we have been doing the LET from the very beginning for L.A., trying to fill the void we had in the city, so there is no question that it has all stayed in the L.A. thing you know, because it’s made for L.A. and just so happened that the rest of the world likes it too.

Like San Francisco, and later Tokyo, with their LET parties?

GLK: Yes, and N.Y, and we did a tour in Europe as well. So you know, me personally I take LET in my art every show I do around the world, including Italy, which I love, and we basically want to play beats, electronic and instrumental beats and hip hop, and weird left-field music that nobody else wanted to do that so we had to start our own party.

Did you have some trouble at the beginning to emerge? Did you have a particular course of study or have you learnt everything by yourself?

GLK: Self taught, I had piano lessons when I was little and vocal lessons you know, I did stuff for my art back then but it wasn’t anything that I was struck by, and I never went to music school, I just had lessons at home because parents need to give kids activities. They encouraged me. I always was a loud, hyper, funny little guy.

Just music, you know, is a part of life in every culture. I don’t know about Catholic culture, who knows, do they just have church singing..?

The marriage between hip hop and electronic music is one of the many expressions that has characterized this movement. Which other elements do you think have influenced the scene?

GLK: The sound system was inspired by Dub sound systems, the djing was inspired by real hip hop from Afrika Bambaataa and Kool Herc, Cut Chemist and Shadow, it’s a marriage of that.. Reggae sound system movement as well as the rock movement, cause we rocked out, you know, it’s a merging of totally different electronic styles. I mean, Daddy Kev and I and Elvin (Dj Nobody) and Dave (?), we were all into punk music and rock music, dub music and reggae. We went to raves and listened to techno and house. Daddy Key spun Jungle for a long time. We have a lot of stuff to bring in.

We all have different backgrounds but we all came together through music.

Keep the roots” is a recall which is often summoned, not only stylistically but also from vinyl to analogue production, for example in the approach with instruments. What do you think about that?

GLK: I think that you can answer this question in a lot of ways. I use digital djing as my life’s work has been translated from the analog to the digital. I can take all the psychedelic old records and all my own music that I make with real instruments and I put it all in the computer and I can go by myself all around the world with it. You couldn’t do it with a band. It’s a must. It’s practical. Every band would have done it in the ‘60s and ‘70s. In L.A. I had a 14 piece band, plus me. We did a huge orchestra thing, but that was one night and everybody was there, I didn’t have to hire people, everybody was just in town ready to work.

And what do you think about bringing back audio cassettes right now?

GLK: I love it, I think it’s great! I have a cassette collection and cassette recorder. A child cassette recorder with a microphone, I record my own tapes all the time. Cassettes are cool. I also still use weird analog drum machines.

What music instruments do you most come in contact with during the day?

GLK: Synthesizers, drums and effects. That’s what I use, my main thing. And then I work with other musicians to get whatever kind of sound I want. All starts with the drum and the synth. The baseline in the drum, that’s the rhythm section, that’s the rule.

We have noted on many occasions, including interviews or samples from you work, that a certain branch of Italian music has in many ways influenced your genre, from Prog to Jazz, through psych Rock to 60’s and 70’s Movies and TV Series. What experience have you had regarding this?

GLK: In hip hop I’m always looking for the hardest sounding, hard meaning, mood driven, passionate, heavy dramatic music, and the Italian shit has more of that than almost any other music culture, I mean, Brasil has their thing, Africa has their thing , but they are very danceable, up beat, kind of stuff. There is also some dark moments for example in Turkish music, you know, in all cultures they all have tons of amazing music but for some reason in Italian music and soundtracks I find more stuff. I’m always looking for that vibe. The beats are the hardest with the most dramatic strings. Orchestration like Morricone I have been whisteling for my all life. He used the whistle in his music like nobody’s business. He originated the whistle in the music world, he made it work, it’s very rare.

The scene is prolific and talents are many, not only in LA, even if they refer to your “base”. Think about Lapalux in UK or Ta -Ku in Australia for example. In your opinion, which other artists would you recommend us to follow?

GLK: So many. As international favorites I love Dimlite, Om Unit, Slugabed, Kode9 and I love Zomby, he’s like the n°1 from the UK. And then also James Blake, HudMo and Rustie. I listen much more to that stuff than I listen to the L.A. shit, but I don’t know about new kids undercovered. I only know about new kids here and not from other countries because L.A. is my scene and my city.

So you listen to more music from other countries than music produced there?

GLK: It’s equal. I’m into the LA music too. 50% of my favorite producers are from here, like Flying Lotus you know, he’s like in the top five, the boss. He has the most variation in the sound in my opinion. Flyng Lotus can do Jazz, Soul, Rock, Hip Hop, Techno. He does every single genre, he can do it. That’s why I like him, he’s eclectic. And Eprom is absolutely amazing.

Without focusing on the accident you had this summer, your last album was named Breakthrough. So, should we be expecting a new “breakthrough”?

GLK: I’m in the middle of it. I’m feeling even more than I felt the last time. Even more, you know, like a new flash, ready to do something different, but at the same time the same. It’s still gonna be psychedelic, synths, drums, strings, brass, Turkish, Indian.. Some of the songs are synthesizer only…kind of Vangelis-Ask, he is the synthesizer God from Greece.. Love him, he’s like Zomby, like the Blade Runner Soundtrack – he’s incredible, so insane, so good.

Are you and Sumach (Gonjasufi) planning on working together again, maybe in a new version of A Sufi and a Killer?

GLK: Well, he’s getting ready for the birth of his fifth child, he is very very busy with the family and teaching yoga. He lives in Las Vegas. We are still good friends, but he is doing his new album Black Hail Mary with his wife and I’m doing the next Gaslamp Killer album. He is very critical about himself, more than everyone I’ve ever met, you know, personal music is hard to release and takes time. He sings from his soul and his diafram, I love him.

How did you meet him?

GLK: My first job when I was a teenager was in a Hip hop record store in San Diego. He came in trying to sell his music, the boss didn’t wanna buy it and said “I’ll give you thirty days in the store. If it sells we will ask for more, if it doesn’t you take it home”. That’s it. He gave us five discs, I played the music, and I said this is fucking insane, genius, and everyone in the store was “aaaaghhhhhh / nooooo”. They didn’t like it but I loved it, instantly. I started playing it all the time and than I realized “ok, this guy knows my friend”. He heard my shit, I heard his, and then we started to collaborate.

A Sufi and a Killer was probably the most important step in your music career. Do you agree?

GLK: It was a huge step for sure, the first album I’d ever made. I am the one who took the record in the store and told them “please, sign him, this is the new shit”, and they signed him. It was the beginning of everything. I’m so happy I’m with Brainfeeder in L.A. He’s with Warp, his music is different and he needs a bigger platform, you know, and i’m so happy for him. The next will be amazing. Black Hail Mary.

What do you think about Spotify, Pandora or similar services?

GLK: Shit man, you know I am a dj, so I love listening to music, wherever I can find it, but I made that my life’s work. And a lot of people don’t have the patience or the time or the resources to find good music. They might never hear about this shit, unless Spotify or Pandora play it for them, ‘cause it sounds similar to this!

I listen to iTunes Radio, all these Indian songs I’ve never heard, and I buy stuff when I hear it. How else am I gonna find Italian music or Ethiopian music otherwise?

So you like it as a customer, but what do you think about it as an artist?

As an artist it’s impossible to make money anyway, so fuck it, I’m on the Thom Yorke side. I don’t think it’s the best for us musicians, as far as a listener: it’s great!

What do you expect from the new year? What are your plans for the future?

GLK: Film soundtracks, movie scores, voice overs, conceptual and experimental art. Not just djing and and not just working with live musicians. I wanna produce bands, I wanna produce film scores and television themes and shit like that too. That’s what my intention is. I’m not gonna saying it’s gonna happen yet, I do what I believe that I can do. As a human being you say “this is what I am”. I’m voice over artist, and a dj, and a musician, and an actor, and I’m a composer, you know, whatever you fucking want. Edwin plays basketball every day and he’s amazing , Gonjasufi does yoga every day, and they are also full time parents, not just music. They do other things and they do it very well, you know what I mean, if you believe in yourself, you can do it.

7 Febbraio 2014
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