Gimme some inches

Gimme Some Inches #10

Anche realtà apparentemente distanti dalla filiera produttiva del disco come promoter e organizzatori sembrano non poter rinunciare al supporto vinilico, vero e proprio must di questo terzo millennio. Alla faccia di chi lo voleva morto già da qualche decennio.

Ci riferiamo a Keep It Yours, collettivo romano responsabile del “worst club nite in Rome” e traghettatore di suoni hype come quelli di The XX, Crystal Castles, Telepathe, These New Puritans, Toro Y Moi. Ora in attesa della celebrazione di Unknown Pleasures per mano di Peter Hook e di sdoganare sul territorio italiano i precursori della scena witchy, quei Salem da noi indagati il mese scorso, KIY aggiunge il suffisso Records alla propria ragione sociale e produce i primi due vinili piccoli.

Too Young To Love e Holidays, volti diafani e sintomatici del nuovo trend degli indie-kids, tra colorito emaciato e vestiario skinny, tracciano le linee su cui si muove l’orizzonte musicale della neo-label. I primi, terzetto da Torino, vanno di electro-pop capace di tirare in ballo il synth-pop alla maniera dei Pet Shop Boys cristallizzandolo in uno scenario al limite dello shoegaze più etereo e poppy (Frozen Fields) o come dei MGMT meets These New Puritans dopo una sbornia notturna a base di electro-rock inglese: Mytria è pura wave fredda-ma-non-troppo. I secondi pur provenendo da zone musicalmente depresse (Viterbo) mostrano ottima capacità di introiezione dei trend del momento, muovendosi con scioltezza nella nuova onda british affrontata senza timori reverenziali. Believe è un bel sing-a-long che strizza l’occhio al versante più orecchiabile e accessibile della nuova wave inglese senza suonare troppo ossequioso dei modelli di riferimento, ma spingendo sul versante dancey. Non un caso che sul lato b si trovi un remix a firma Andrea Esu che apre totalmente al dancefloor più poliritmico e eterogeneo.

Su tutt’altri orizzonti si muove una vecchia conoscenza di SA. Marco Bernacchia aka Above The Tree, dopo la release su Boring Machines e lo split 12” con Musica Da Cucina, arriva ad un altro live su cassetta. Live A Ca’ Blasè, edito in cassetta dalla benemerita Bloody Sound Fucktory, è un vero e proprio album per durata e omogeneità di fondo che mette in evidenza lo spessore del progetto mascherato. Una forma di blues intimo e disidratato, ossessivo e reiterato che parte da suggestioni à la Fahey per arrivare a lambire territori da musica concreta, in cui la chitarra è strumento anche non convenzionale. Giri ipnotici di chitarra che attualizzano il blues del delta alle weirdità più astruse degli anni ’00. Sempre con gran classe.

Un’altra cassetta proviene invece dalla Winged Sun, etichetta di Max aka High Wolf. Di L’Amazon RAM Arkestra poco si sa, nella miglior tradizione del francese, se non che nelle due lunghe tracce untitled riesce ad unire le istanze più free del raga-rock (altezza Vibracathedral Orchestra, per intendersi) con il tropicalismo più droning e ritualistico. Biotope psychedelic music la definisce l’etichetta e il concetto non è poi così astruso.

Scivolando su territori più aspri, ecco tornare i temibili Robedoor con un nuovo 7 pollici sulla label di casa, la Not Not Fun. Pacific Drift offre tre brani in cui il combo californiano continua la strada già battuta con gli ultimi due album (Raiders e soprattutto Burners). Quindi ancora oscuri terremoti drone incalzati da giri di basso apocalittici e grevi litanie a recitare l’ultimo sabba. Nota di merito per l’artwork stile sci-fi anni Cinquanta finto vintage. Sempre negli USA, a breve distanza da Stridulum II torna anche Zola Jesus con quattro brani raccolti sotto l’oscura marca di Valusia, regno fantastico nato da penna di Robert E. Howard (inventore, tra gli altri, di Conan il barbaro). Sull’EP Nika recupera i tre brani precedentemente inclusi come bonus tracks nella ristampa europea di Stridulum (Tower, Sea Talk e Lightsick), rilasciando un solo inedito (Poor Animal) con cui conferma la svolta new wave/new age delle ultime uscite. Niente di nuovo sotto il sole, ma sempre il grande pathos della beniamina degli odierni romantici.

Prima di concludere torniamo in patria con la seconda tape di Heinz Hopf, dopo una prima autoprodotta, per la Joy De Vivre di Napoli. Il duo di ultra noise spacca timpani formato da Dan Johansson (Sewer Election) e Matthias Andersson (tenutario della RTB e membro dei Källarbarnen) rilascia due pezzi che dire harsh è un eufemismo: titoli geniali quali We vote Incapacitants! e F is for Femi Benussi per venti minuti di puro rumore assordante. Presto anche un 12 pollici per la rinomata A Dear Girl Called Wendy. Infine nuovo EP per i garage-rockers più infuocati d’Italia. In A Night Like This viene rilasciato in solo vinile 10” in joint-venture tra la nostrana Ghost (per il mercato europeo) e la californiana Kill Shaman (per quello d’oltre oceano) e suona un po’ come la metà nascosta di A Poison Tree. Due pezzi di scuola ormai classicamente Movie Star Junkies cui fanno da contraltare le vertigini di Odyseey Of Jason, che ci riportano agli esordi documentati dal mini-LP Junkyears, e il voodoobilly di Death Sleep and Silence che pare rubato ai Cramps degli anni d’oro.