Gimme some inches

Gimme Some Inches #11

Le label italiane da un paio di lustri a questa parte non temono rivali. Quelle che si son specializzate in vinili, tanto meno. Ne è prova tangibile la Xhol Recordings che dopo aver dato alle stampe un 12” della temibile Squadra Omega fa il colpaccio infilando il nome degli Oneida nel proprio catalogo. Sempre un 12” single-sided, serigrafato col tema della copertina, per due pezzi in formazione ormai stabilizzata a quintetto. Equinox offre il consueto concentrato di psychedelia in salsa krauta preso di netto dal minimalismo e ridotto ad un cencio maleodorante di paranoia urbana, mentre Last Hit risponde con un prisma di suoni rumorosi nella miglior tradizione sperimentale dei newyorchesi. Se c’è un gruppo che dimostra ad ogni uscita, minore o maggiore che sia, di essere veramente composto da fuoriclasse, quello sono gli Oneida.

Sempre rimanendo in ambito di label italiche, uno dei due nomi che firmano questa rubrica non si diletta soltanto a pubblicare vinili con la sua piccola ma apprezzata label home-based Avant!, ma forma anche parte integrante di uno dei progetti italiani più chiacchierati del momento. His Electro Blue Voice, già premiati dallo sguardo di SA in tempi non sospetti, pubblicano in contemporanea un 12” per la nostrana Holidays e un 7” per Bat Shit, mentre resta in rampa di lancio da troppo tempo un altro vinile lungo e la partecipazione alla upcoming compila manifesto web-only The Guide to Grave Wave. Per ora accontentiamoci dei due pezzi del 7” – più post-punk oriented, urlati, riverberati in modalità cavernosa e dal mood vagamente gotico con tanto flauto pan-horrorifico in coda – e dei due che occupano il vinile su Holidays. Un maxi-singolo, si sarebbe detto un tempo: Wolf sul lato A si apre come fosse un pezzo punk ossessivo a cassa dritta per evolversi verso una odissea reiterata come degli Oneida weird (il flauto ipnotico), spacey (la catarsi da wall of sound) e infine abbandonati a se stessi (la coda da raffreddamento post-atomico). Sul lato opposto Worm sembra invece la versione droning di Wolf: flutto montante di drones circolari e mantrici con una chiosa affidata ad un organo malato. Possibili nuovi mondi? Staremo a vedere.

Un’altra band italiana (e di conseguenza, un’altra label nostrana) che si fa apprezzare all’estero, nello specifico oltralpe, è Io Monade Stanca. Nel condividere un 12” in vinile verde su AfricanTape col duo francese Calva, i quattro del Canalese danno il loro meglio: Eravamo Partiti Coi Piedi Per Terra è una lunga suite da 20 minuti suddivisa in 3 sezioni e una miriade di sottosezioni che ne esalta la patafisica follia strumentale, sempre sospesa tra post-ismi lousvilliani, elaborazioni math e prog, aggressività noisy e sfattissimo cantautorato indie. Sul lato A i due francesi offrono una muscolare prova di noise elaborato, fratturato e ossessivamente reiterato, sull’onda di Hella et similia e con un certo fascino per svisate electro-synth alla primi Six Finger Satellite. Senza però poter competere col nostro quartetto in quanto a pazzia.

Spostandoci overseas, l’inarrestabile catalogo Captured Tracks ci regala (si fa per dire) l’ennesima uscita a base di dream pop, shoegaze morigerato e ammiccanti melodie C86. Parliamo di Golden Haze, il nuovo Ep su 12 pollici degli ormai noti Wild Nothing, la band di Jack Tatum da pochissimo passata in tour sul suolo italico. Trascinato da una title-track che più catchy non si può, il mini in questione presenta sei nuovi brani che non si discostano affatto dal precedente full-length Gemini. Quindi ancora armonie sfuocate e trasognate, voci lontane e arpeggi di scuola dichiaratamente Johnny Marr. Spostandoci nel sud degli States ci imbattiamo nel nuovo singolo dei //Tense//, duo di Houston più o meno arbitrariamente incorporato nella nuova moda witch. Due pezzi di quell’industrial dance/EBM tanto cara a label come la Wax Trax!, con la title-track e l’altrettanto emblematica The Chain per otto minuti di elettronica smaccatamente anni ’80-’90, dove pensanti beat meccanici reggono innesti vocali cibernetici. L’edizione digitale comprende ben cinque remix ad opera di Mater Suspiria Vision, Valis, Party Trash, White Car e gli stessi //Tense//. Dieci e lode per la copertina che omaggia/deturpa i Village People!.

Dalle freddi lande canadesi arrivano invece i novelli Contrepoison, e si sente. Il nuovo progetto solista  di Pierre-Marc Tremblay (già militante in altre tenebrose band locali) imbastisce quattro esempi di una dark-wave minimale e sofferta, scossa da un canto angoscioso e addolcita da synth mesti ma irresistibilmente melodici. Cassetta autoprodotta rilasciata in sole cento copie già andate a ruba tra i freaks dei suoni più neri di sempre. Cercatelo in rete perché ne vale la pena. Chiudiamo tornando in patria con l’uscita dello split tra due nomi caldi del post-punk rock nostrano. Parliamo del 7 pollici condiviso tra i milanesi Cusack e i bolognesi Laser Geyser, entrambi già con un precedente singolo all’attivo. Due pezzi a testa che citano tanto Hot Snakes e Drive Like Jehu quanto Wipers e Husker Du in una confezione di lusso con copertina serigrafata, limitata a trecento esemplari. Meglio muoversi.

I più letti