Gimme some inches

Gimme Some Inches #2

Il passaggio del testimone tra cd-r e vinile si è fatto notare anche in sede live. Se fino a poco tempo fa ad arricchire i banchetti post-concerto erano strambe e colorate edizioni digitali (casalinghe ovviamente, ma c’è da ripeterlo?), da un po’ le stesse modalità si avvalgono del vinile cosiddetto tour-edition. Della serie: o qui e ora o mai più.

Proprio in questi giorni dalle nostre parti – più precisamente il 10 di febbraio al Diagonal di Forlì, unica data italiana) passeranno i Real Estate di Matt Mondanile & co. e molto probabilmente si porteranno dietro qualche edizione fatta apposta per l’occasione o forse (magari) qualche ultima copia del 12” Reality appena uscito per Mexican Summer. Un ep che, senza aggiungere nulla all’ottimo debutto, reitera quella estetica della dissolvenza che li ha resi (ehm) famosi: maracas e fischiettio senza pensieri (Basement), deliqui riverberati e reminiscenze surf in modalità malinconica (Dumb Luck) per un’abbondante ventina di minuti di psichedelia della risacca. Mentale e non.

Con le stesse modalità prende il via lo split tra due ottime realtà dell’underground americano. Background diverso ma integrità e rispetto reciproco per Sic Alps e Magik Markers che in occasione di un west coast tour splittato del dicembre scorso hanno rilasciato via Yik Yak un grazioso 12”. Un lato e 3 pezzi per uno: il duo allargato a quartetto per l’occasione con Lars Finberg degli Intelligence e Ty Segall (terzo membro ombra del duo from Frisco) a dar man forte, procede as usual con l’afflato psych-garage-rock caratteristico, ma si spinge verso sperimentazioni (Guxxe Bathe Ballade) e destrutturazioni (Long Cheveux) da rumore in libertà. Sull’altro, la voce di Elisa Ambrogio non si spalma come al solito sui classici sperimentalismi perfora-timpani di matrice no-wave, ma si libra verso una psych metà kosmische, metà californiana (The Diamond Guitar Of Tico Feo), lancinante alla Guru Guru (White Map Laid With…) e in modalità free-noise (Tighten One And Loosen The Other), il cui unico rimpianto è la breve durata. Ci sorprenderanno ancora? Sempre Sic Alps – amanti del disseminare pezzi a destra e manca (l’ottimo 7” L.Mansion su Slumberland, ad esempio) per poi raccoglierli in edizioni compilative (A Long Way Around To A Shortcut docet) – mettono la loro firma sulla compila in 10” Skulls Without Borders edita da una sempre più lungimirante Siltbreeze. Nomi minori per una manciata di minuti di scatafascio sonoro fatto di voci riverberate e no-fi (im)produttivo, wave degenerata e weirdità assortite offerte dai misconosciuti Chickins, Puffy Aureolas, Tommy Jay Band e dai campioncini Kurt Vile (stavolta coi Violators) e Dan Melchior. Roba che fa venire in mente quanto gruppi come i Fall siano stati fondamentali per le nuove generazioni.

Saltando a piè pari da un lato all’altro degli states ci ritroviamo a parlare dei Mi Ami, di cui ci si occupò a suo tempo. Quando cioè a colpire, più e prima dell’ottimo esordio lungo Watersports, erano stati i 12” (African Rhythms su tutti) a farceli apprezzare, come se nelle misure intermedie il terzetto a stelle&strisce fosse in grado di dire molto (ma non tutto) del proprio caleidoscopico universo sonoro. Ora è il turno di Cut Men con cui debuttano su Thrill Jockey: doppia traccia per un minutaggio da mini-album che offre l’ambivalente portato del trio in tutto il suo splendore. Post-punk nevrotico e engagé sul lato A (Cut Men) e dilatazioni dub malatissime e dance-oriented sull’altro (Out At Night). Se necessario, la conferma di un grande gruppo.

Tornando ai Real Estate e più precisamente agli adepti del culto Underwater Peoples, è da segnalare l’uscita per la label del primo singolo dei Frat Dad, duo di teenager che già aveva partecipato alla compilation Summertime Showcase con un brano piacevolmente gonfio di riverberi. Per questo 7” i due puntano invece su un indie pop lo-fi piuttosto canonico che non fa risaltare le componenti acquatiche tipiche della casa madre e che lascia tutto sommato indifferenti. Un’occasione mancata. Chi invece non manca di farsi notare, ancora una volta, sono i californiani Nothing People che, dopo il secondo lp su S.S., tornano con un singolo dal packaging ultra deluxe. Vinile bianco, copertina con scritta “You’re Invited” incisa a sbalzo come fosse un biglietto per un gala. Enemy With An Invitation infatti si chiama il 7 pollici e presenta due pezzi musicalmente più affini al primo album Anonymous che non ai toni soporiferi di Late Night. Quindi pre-punk, dopo-punk, glam rock e psichedelia da garage at its best. Bentornati.

Per concludere questo nostro giro del mondo a 45 giri, rientriamo alla casa-base. Il solito assemblamento di etichette (stavolta Lemmings, Valvolare, Musica Per Organi Caldi) mette la firma sul 10” di Microwave With Marge, Cow Licks Cow. Il trio tarantino sforna 8 brevi tracce in cui carica post-punk nuda e cruda e gusto per la frammentazione no-wave (più di marca Skin Graft che newyorchese, in verità) si sposano a ritmi schizoidi al limite del danzereccio, ma immediato e straight in your face. Non che c’entri molto, ma a venire in mente è una vecchia esperienza pugliese, i Bz Bz Eu, per la capacità di triturare in un guazzabuglio sonoro influenze tra le più disparate. Infine la neonata Shit Music For Shit People dopo l’esordio di Capputtini ‘i Lignu ci regala un secondo 7”, stavolta a nome Satàn. Gruppo con un piede a Torino e l’altro oltralpe, i nostri sfornano quattro pezzi in cui mischiano garage, surf e pop alle urla isteriche della cantante Paula H. Stampa di trecento copie con quello che è ormai marchio di fabbrica della label: copertina in carta da pacchi serigrafata in tre differenti colori. Come a dire, l’occhio vuole sempre di più la sua parte nell’era del feticcio.