John Cage: quello strano americano esperto di funghi

 M.B.: Bravo signor Cage, arrivederci e buon viaggio, torna in America o resta qui?
J.C.: …mia musica resta.

M.B.: Ah Lei va via e la sua musica resta qui, ma era meglio che la sua musica andasse via e Lei restasse qui.
(Risate e applausi) 

Qualcuno (magari aiutato dalla memoria dei genitori) ricorderà questa famosa gaffe di Mike Bongiorno con quell’illustre sconosciuto che, dopo aver presentato in tv, ad un pubblico allibito, una sua composizione per macchinette del caffè, aveva appena trionfato al famoso quiz Lascia o Raddoppia. Forse in Italia, ancora oggi, chi ricorda John Cage lo associa a quel formidabile esperto di funghi che aveva sfidato Mike Bongiorno per pagarsi (almeno così dicono) il biglietto aereo per tornare negli Stati Uniti.

Il musicista Cage, nell’immaginario popolare italiano, sarà sempre quello strambo personaggio che faceva “musica” con brocche d’acqua e composizioni per “solo television performer” (Water Walk, presentata proprio in occasione dello show), trattato dal re del quiz come un dilettante allo sbaraglio, un simpatico “svitato”.Il caro Mike ignorava (o, più sinceramente, non gli interessava) di trovarsi al cospetto dell’uomo che è riuscito a rivoluzionare la musica più di ogni altro compositore d’avanguardia. Il compositore che nell’epoca delle radicalizzazioni del linguaggio, ha cambiato il linguaggio stesso.

DA SCHOENBERG AL SILENZIO. LA RIVOLUZIONE ANARCHICA DI CAGE

John Milton Cage (1912–1992) nasce a Los Angeles il 5 settembre del 1912 da una famiglia molto religiosa, che ha poco a che vedere con la musica. Abortite molto presto le aspirazioni a diventare ministro di culto, scrittore e architetto, il giovane Cage si avvicina alla musica nel suo primo viaggio in Europa. E’ a quel periodo che risalgono le sue prime composizioni, ben presto dimenticate.

Tornato in America nel 1931, appena diciannovenne, comincia a dedicarsi sul serio agli studi musicali. Prende lezioni di composizione da Richard Buhling, Henry Cowell e Adolph Weiss, fino a riuscire a convincere il signor Arnold Schoenberg a dargli lezioni gratuite. L’idillio fra i due non durerà molto. Il disinteresse di Cage per l’armonia e per le tecniche seriali, che utilizza senza grande convinzione, porta presto a un’insanabile rottura con il Maestro, che lo definirà “un inventore geniale ma non certo un compositore”. Troppo diverse le due personalità: da un lato il severo, accademico e monarchico, inventore della dodecafonia, tanto radicale quanto conservatore; dall’altro, quello che di lì a poco sarebbe diventato il compositore più vicino alle idee anarchiche che la storia della musica abbia conosciuto.

Dopo la parentesi schoenberghiana, saranno tutt’altre le strade che Cage deciderà di percorrere. Si innamora di Satie, si trasferisce a Seattle alla Cornish School Of The Arts e comincia a sperimentare sui suoni indefiniti. L’invenzione del piano “preparato” (che prevede l’introduzione, tra le corde di un pianoforte, di svariati oggetti – pezzi di gomma, bulloni e quant’altro-, di modo che l’esecutore produca involontariamente suoni diversi da quelli segnati nella partitura), rappresenta, oltre ad uno studio sulla casualità del timbro (il compositore non decide, o al massimo suggerisce, la “preparazione”), una sorta di provocazione dadaista, tipica di Cage, nei riguardi dell’inviolabilità degli strumenti “classici”. Il pianoforte, strumento romantico per eccellenza, viene “violentato” con oggetti di uso quotidiano. La tradizione europea calpestata e sbeffeggiata: scandalo!

Eppure non si può dire che nel vecchio continente il compositore americano non abbia riscosso consensi: “John Cage portò tutto un vento d’America che Varèse era andato a cercare laggiù. Per capire, per essere partecipe come interprete dell’opera di Cage, bisognava dimenticarsela la musica che si impara nelle accademie, sia pure d’avanguardia … Bisognava fare attenzione agli esseri umani, alla bizzarria degli strumenti, che sono tutti diversi gli uni dagli altri”. Le parole del compositore italiano Sylvano Bussotti sono quelle di chi ha capito a fondo la portata di quella rivoluzione, che si allargava pian piano a tutti i campi dell’ espressione umana. Cage sperimenta le possibilità della voce con il cantante degli Area Demetrio Stratos; il balletto diventa linfa vitale per la sua musica, grazie al lungo e fruttuoso sodalizio con il coreografo Merce Cunningham; si fa pioniere degli Happenings, forme di teatro estemporaneo che trasformavano completamente il rapporto tra spettatore e pubblico. Le idee messe in gioco sono inesauribili, come numerose sono le sue performance ricordate come “scandalose”. Una su tutte, l’esecuzione delle Vexations di Satie al Teatro Lirico di Milano: dopo otto ore e mezza di concerto e gli esecutori che continuavano ad alternarsi al pianoforte, erano pochi gli spettatori rimasti a cercare di capire che senso avesse quella continua, estenuante ripetizione della stessa melodia. I concetti di casualità e di silenzio, dai quali la musica di Cage non potrà più prescindere a partire dagli anni ’50, rappresentano i cardini della sua filosofia, non solo musicale. Le tecniche casuali di composizione ed esecuzione lo avevano sempre attratto, ma furono l’approccio alle filosofie orientali e la lettura dell’I-Ching (il libro cinese dei cambiamenti) ad offrirgli il migliore armamentario tecnico e intellettuale per “organizzare” il caso. In Music of Changes per solo piano, Imaginary Landscape No. 4 per 12 radio o nel Concerto For Piano And Orchestra, Cage utilizza l’I-Ching per determinare quali note suonare, la loro durata e l’altezza secondo un sistema di combinazioni numeriche. 4’33” rappresenta la summa, invece, dell’altro punto cardinale della poetica cageiana: il silenzio. Dopo aver sperimentato in una camera anecoica che il silenzio praticamente non esiste (anche in condizioni di silenzio assoluto i nostri organi interni producono dei suoni percepibili) il compositore americano cominciò ad utilizzare spesso il silenzio stesso come contenitore da riempire con i suoni dell’ambiente circostante. Nel caso di 4’33” la partitura dà come unica indicazione all’esecutore quella di non far niente: Tacet. Per circa quattro minuti e mezzo l’aria si riempie del nascosto mormorio del pubblico se ci si trova in un teatro, del fruscio degli alberi se si è in aperta campagna, del rumore delle auto in una ipotetica esecuzione in mezzo al traffico.

MUSICISTA O NON MUSICISTA? LA RISPOSTA E’: UOMO

Qualcuno lo ha definito un “non-musicista”, ma l’appellativo non rende giustizia a un artista che ha provato a penetrare in tutti gli aspetti della materia sonora, dal segno al suono. Ciò che forse ha dato più fastidio, e provoca ancora oggi molte riserve da parte degli “accademici”, è quel suo aver tentato in tutti i modi di distruggere la figura del compositore genio, di vecchio stampo romantico, mortificandolo di fronte al potere del caso e della natura. La maggior parte delle composizioni di Cage prevedono un ruolo alquanto subalterno dell’uomo. O meglio, l’uomo non è né esecutore né creatore della sua musica, ma semplicemente un liberatore del suono. Contrapponendo l’indeterminatezza del suono naturale (lo scrosciare dell’acqua da un vaso, ma anche i rumori di fondo della radio) alla concezione più restrittiva di musica in quanto suono organizzato, Cage faceva crollare con un sorriso secoli di eurocentrismo musicale basato sulla centralità del compositore. E lo poteva fare perché era americano e non sentiva il peso della tradizione “colta”, quel macigno di cui nessun compositore del vecchio continente (Stockhausen incluso) era riuscito a liberarsi. Cage va oltre la musica, ma la considera parte della natura, che è vita e come tale si comporta. Sembrerebbe un banale accostamento di sfere differenti, ma non lo è. Dire che la musica è natura e non sua imitazione umana priva l’artista di quel potere di controllare, organizzare la natura, diretta espressione della volontà di volerla dominare. Seppellito (o stravolto in maniera irrimediabile) il concetto di arte, non ha più ragione di esistere la figura del genio romantico, l’artista ritorna uomo e ricomincia ad ascoltare la natura invece di volerla a tutti i costi dominare.

1 Settembre 2006
1 Settembre 2006
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