Temporali

La Top 200 degli Ottanta recentemente pubblicata da Pitchfork ci racconta più cose sul presente e su Pitchfork che non sui “formidabili” 80s

Nel 2002, quando Pitchfork stilò la classifica dei migliori 100 album degli 80s, la celebre webzine di Chicago (ma nata a Minneapolis) esisteva da sette anni, mentre il cosiddetto decennio edonista era finito da tredici. Da allora sono passati sedici anni: è abbastanza naturale quindi che tornare sul luogo del delitto significa farlo con sguardo, angolazione e intenzioni diverse. La Top 200 degli album anni Ottanta, da pochi giorni disponibile sul sito di P4k, vorrebbe quindi offrirci una panoramica aggiornata sul pop-rock prodotto durante quel celebre e cruciale decennio, ovvero la versione di Pitchfork sulla faccenda vista dal Pitchfork di oggi, anno 2018.

Assenze

Di norma evito di partecipare al giochino delle polemiche che ogni classifica o selezione determina: gerarchie discutibili ed esclusioni clamorose sono l’inevitabile effetto collaterale che determina il consueto codazzo di critiche, tanto feroci quanto banali, anche quando non manca loro un certo fondamento. Non lo farò neanche in questo caso. Anche se non posso tacere quanto mi bruci vedere del tutto ignorato il Paisley Underground: non un Dream Syndicate, un Green On Red, un Giant Sand, un Rain Parade o un Thin White Rope, per dire. Basterebbero solo queste assenze per farmi sentire estraneo a questa visione di un decennio che pure mi vide aggirarmi famelico e adolescente. Aggiungo che pure la neopsichedelia britannica ne esce a pezzi: niente Teardrop ExplodesSoft Boys, nulla neppure di Julian Cope o Robyn Hitchcock solisti, solo gli  Echo & The Bunnymen sono presenti, ma sembra quasi un contentino visto che il capolavoro Ocean Rain viene posteggiato a una modesta posizione 131. Altre assenze sparse: Dead Can Dance, Felt, i magnifici Opal, Bauhaus (cristo, i Bauhaus!!!), nulla di nulla targato Sarah Records…

Ma tutto ciò, ripeto, rientra tra le regole di un giochino (si tratti di classifiche, antologie o enciclopedie) che, da che mondo è mondo (da che rock è rock), non può consumarsi senza lasciare sul campo morti e feriti. Quand’anche rappresentasse un taglio editoriale discutibile, sarebbe comunque un taglio editoriale lecito, la cui inadeguatezza risiederebbe principalmente nel confronto con le convinzioni personali del lettore di turno (le mie le ho espresse appunto nella lista – parziale – di “clamorose assenze” che ho scritto poche righe sopra).

Estensione

Più interessante mi sembra invece quello che ci dice il confronto tra la classifica del 2002 e quella da poco pubblicata, confronto che offre alcuni spunti oltremodo interessanti, soprattutto se li consideriamo alla luce di quello che ci dicono su Pitchfork stessa, che tra le webzine va considerata – nel bene e nel male, lo si voglia o meno – un punto di riferimento irrinunciabile (per molti è stata ed è tutt’ora una sorta di “bibbia” – o pietra di paragone – a cui guardare tanto per la valutazione delle nuove uscite quanto per il modello editoriale). Penso che si debba innanzitutto sottolineare la scelta, non certo scontata, di estendere la copertura alle prime 200 posizioni. Perché?

In primo luogo direi che simboleggia una crescita del potere analitico di Pitchfork (per ogni disco è stata vergata una recensione di circa 2000 battute), anche perché dal lato meramente pratico si è trattato di uno sforzo editoriale sostenibile solo da una redazione molto ricca numericamente e ben coordinata. Allo stesso tempo, potrebbe rispondere all’esigenza di fornire un quadro più completo, una istantanea più esaustiva su un decennio ben più complesso di quanto spesso non dica la memoria individuale e collettiva. 

A questo punto però inizia la danza dei numeri, ed è una coreografia sorprendente: considerate le 200 posizioni, complessivamente ci imbattiamo in 136 new entry, ovvero dischi non considerati dalla Top 100 del 2002. Indice di quanto il ripensamento sia stato profondo ce lo dice ancora di più la valutazione sulle prime cento posizioni, che prevede ben 49 new entry. Di fatto, la vecchia classifica è stata sconfessata per metà. Più “resistente”, al netto degli spostamenti in classifica, il dato relativo alle prime cinquanta posizioni, con soltanto 16 new entry.

Penalizzati

Lascerei per il momento da parte i nuovi entrati per focalizzare sulla lista dei “penalizzati”, ovvero scesi in classifica ma non esclusi dalla Top 200: ci imbattiamo in titoli clamorosi come Skylarking, il capolavoro degli XTC, precipitato al 133° posto (un saldo di ben -128 posizioni), Imperial Bedroom di Elvis Costello (al 155, -97 posizioni), Second Edition dei Public Image Ltd (104, -85), Songs About Fucking dei Big Black (135, -81) e – come a gettare un lenitivo poppettaro sulla cinquina dei più sfigati – Rio dei Duran Duran (172, -77). Tra gli altri affossati eccellenti incontriamo calibri come License To Ill dei Beastie Boys (-62), My Life in the Bush Of Ghosts di Eno/Byrne (-60), Nothing’s Shocking dei Jane’s Addiction (-44) e persino Appetite For Destruction dei Guns N Roses (-37): tutti lavori, inutile sottolinearlo, che hanno segnato in profondità esiti e sviluppi del pop-rock, ben oltre l’orizzonte temporale di quegli anni.

Segnali ancora più clamorosi arrivano dalla lista dei trombati, ovvero quei dischi che nel 2002 potevi trovare tra i primi 100 e sedici anni dopo – oggi – non vengono reputati degni neppure della Top 200 (!). Sono ben 35, dieci dei quali in origine stazionavano addirittura nella Top 50, ovvero: Swordfishtrombones di Tom Waits (ex 11°), Sister dei Sonic Youth (ex 14°), Solid Gold dei Gang Of Four (ex 24°), Get Happy di Elvis Costello & The Attractions (ex 26°), Hex Enduction Hour dei Fall (ex 33°), English Settlement degli XTC (ex 46°), Naked City di John Zorn (ex 47°), Document dei R.E.M. (ex 48°), Vs. dei Mission Of Burma (ex 49°) e The Perfect Prescription degli Spacemen 3 (ex 50°).

Dovendo individuare una tendenza o volontà editoriale dominante, limitandosi a una valuazione strettamente musicale, mi pare che i segnali convergano verso la penalizzazione di ciò che ha lasciato meno “scia”, un’impronta forte e segnante rispetto a un immaginario schiacciato sul presente, anche a costo di lasciare sul campo vittime assai illustri. In quest’ottica, non stupisce troppo il “sacrificio” dei Fall, presenti con ben tre album nella vecchia Top 100 – This Nation’s Saving Grace, Hex Enduction Hour e Perverted by Language – e rappresentati oggi dal solo This Nation’s Saving Grace. Sorte simile è toccata a Elvis Costello, che vede cassati i suoi Get Happy e Trust (resta il solo Imperial Bedroom, comunque penalizzato di 97 posizioni), e agli XTC, che oltre alle mazzate sul penalizzatissimo Skylarking vedono appunto sparire dalle classifiche il meraviglioso English Settlement, senza contare il taglio di Psonic Psunspot, visionario e bellissimo opus firmato dal loro “progetto collaterale” The Dukes Of Stratosphear.

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Peggio ancora, e qui è ancor più lecito stupirsi, è andata ai Police, presenti nella Top 100 con Synchronicity e Ghost in the Machine, entrambi scomparsi dai radar della Top 200. Curioso infine il caso degli Spacemen 3, presenti nella Top 100 con The Perfect Prescription alla posizione 50 e Playing with Fire alla 88, di cui però è sopravvissuto solo il secondo (declassato fino alla 113° posizione).

Miracolati

Questa è per sommi capi la lista delle dolenti note. A cui fanno ovviamente eco i “miracolati” dal processo di “ritorno al futuro” pitchforkiano. I titoli che più hanno guadagnato rispetto al piazzamento precedente sono ben noti ai nostalgici del pop-rock più o meno radiofonico del periodo, come Hounds Of Love di Kate Bush (un balzo di ben 88 posizioni, fino alla numero 4), il raffinato Treasure dei Cocteau Twins (27° posto, con un guadagno di 71), Graceland di Paul Simon (49°, 51 in più) e Scary Monsters di sua maestà Bowie (53°, 40 in più). Oppure diversamente influenti in ambito hip-hop, come i Boogie Down Productions di Criminal Minds (20°, saliti di 55 posizioni), quel Paid In Full con cui debuttarono Eric B. & Rakim (11°, con un balzo di 41 posizioni), Come Away With ESG delle peculiari newyorkesi ESG (50°, 34 in più) e Straight Outta Compton dei rapper californiani N.W.A. (3° con un più 32).

Ad uscire vincitore tra i vincitori è però Prince, che in un certo senso riassume tanto la pop-attitude della nuova vena pitchforkiana quanto l’occhio di riguardo verso la scena black (e lateralmente hip-hop): se Dirty Mind è salito di ben 54 posizioni fino alla 33, e se Sign O’ The Times ha strappato una lusinghiera 17° piazza salendo di 28, Purple Rain guadagna addirittura il primo posto dal 12° che occupava nella vecchia Top 100. Roba da annichilire il vecchio rivale – si fa per dire – Michael Jackson, che pure vede il suo celeberrimo Thriller strappare la seconda piazza salendo di ben 25 posizioni. Un dominio, quello del rimpianto Roger Nelson, che non può essere giustificato solo dall’onda di commozione suscitata dalla ancora recente scomparsa, e che viene ribadito dalla new entry – direttamente in posizione 26 – di quello che forse è il suo primo capolavoro, l’ottimo 1999.

Passando quindi alle nuove entrate, spicca tra le più clamorose un trio tutto al femminile e diversamente poppettaro come Janet Jackson (Control, 8°), Sade (Diamond Life, 10°) e Madonna (Madonna, 16°), ribadendo quindi questo tentativo della webzine un tempo nota per il taglio alternativo delle selezioni di reinventarsi come “alternativa dell’alternativa”, lasciandosi alle spalle steccati ormai privi di senso oppure semplicemente abbattuti dagli eventi, ormai più ostacoli che altro. Non mancano comunque segnali diversi, come Big Science di Laurie Anderson (entrato direttamente al 22°), capace all’epoca di conquistarsi parecchio airplay pur con una proposta decisamente ricercata, simile in questo a World Of Echo di Arthur Russell (25°). Così come decisamente poco pop è la compilation Complete Discography dei Minor Threat, comparsa in posizione 23 a tenere alta la bandiera dell’hardcore punk, sventolata anche dagli omonimi di Bad Brains e Fugazi, entrati rispettivamente in 41° e 45° piazza. Tra i nuovi ingressi regna quindi una certa schizofrenia, oserei dire opportuna (nessuna classifica di questo tipo può proporsi di perseguire omogeneità stilistica senza sembrare inattendibile), ribadita da concessioni al metal (Slayer, Metallica, Motorhead) e molto pop (ancora Janet Jackson, Sade, Tears For Fears, Cindy Lauper…), rispetto ai quali un Ascension di Glenn Branca (62°) gioca nel ruolo di parziale (e necessario) contrappasso. Non stupisce, anzi è ben comprensibile.

Politically correct (?)

Una possibile conclusione, circa quello che questa operazione di Pitchfork ci racconta – ripeto – su Pitchfork stessa, è che ancor prima che una valutazione aggiornata dell’eredità musicale lasciataci in dono dagli Eighties, sembra trattarsi di una vasta e ben circostanziata lista degli ingredienti con cui il pop contemporaneo costruisce (sempre più algoritmicamente) i protagonisti delle playlist (molta black orientata pop, pop permeabile a ibridazioni folk e dance, hip-hop dalla varia attitudine militante, elettricità ok però meglio se ben codificata). E’ vero che P4K continua, bontà sua, a proporsi come un approdo per quanti cercano nelle uscite discografiche qualità, ricerca e incidenza rispetto al presente, e che già il fatto di continuare a prendere il formato album come riferimento principe è un segno ben caratterizzante (interrogativo interessante: sarà così ancora per molto?), tuttavia la sensazione è che questa Top 200 parli soprattutto alla generazione del playlist-pop, non so bene se con l’intenzione di blandirla o circuirla (farebbe, ne converrete, una gran differenza).

C’è poi un retrogusto – invero fastidioso – di “bilanciamento” tra posizioni e angolazioni che sembra a sua volta il risultato (algoritmico) di una duplice volontà: da una parte si avverte il tentativo di urtare il meno possibile posizioni & angolazioni delle varie fazioni critiche, depotenziando sul nascere le possibili eccezioni mosse dai fortini (o circolini) devoti al culto della qualità (ricerca, sperimentazione, avanguardia), una tregua ottenuta concedendo loro qualche presenza – appunto – di culto (critiche che comunque, inevitabilmente  – giustamente – pioveranno, perché comunque – come detto sopra – le penalizzazioni o addirittura defezioni di intere scene, dal mio punto di vista soprattutto Paisley Underground e neopsichedelia britannica, reclamano vendetta). Dall’altra c’è la strisciante sensazione – ok, forse un po’ più che strisciante – di una classifica adagiata sulla sagoma di un rigido politically correct che tiene in considerazione istanze evidentemente extra-musicali. Si prenda la questione #metoo: la Top 100 del 2002 prevedeva una sola artista solista femmina, Kate Bush, situazione che riproposta oggi avrebbe esposto P4K a un autentico (e forse meritato) tiro al bersaglio: le 26 presenze della Top 200 attuale (tra quelle che non abbiamo ancora citato troviamo Whitney Houston, Grace Jones, Tina Turner, Meredith Monk, Queen Latifah…) mitigano di parecchio la faccenda, un drastico cambio di rotta ottenuto tirando dentro artiste senz’altro meritevoli, anche se forse due titoli ciascuna per Janet Jackson, Sade e Madonna appaiono francamente eccessivi.

Discorso tutto sommato analogo per quanto riguarda l’incremento di musicisti di colore: gli 11 presenti nella Top 100 del 2002 diventano oggi 55 su 200. Significa essere passati da un invero misero 10% a oltre il 25%. Ogni riflessione su questi dati è destinata a condurre su territori scomodi, perciò mi limito a presentarli in tutta la loro clamorosa evidenza. Aggiungo soltanto che, alla luce dei movimenti sopra evidenziati (soprattutto le esclusioni e le inclusioni), questa Top 200 di cui si è tanto discusso ha il difetto di apparire troppo legata a logiche e dinamiche esterne a critero di valutazione serenamente e lucidamente musicali.

Si torna quindi all’assunto principale: è un’operazione che ci restituisce un’idea sclerotizzata di Pitchfork e – di riflesso – di tutto l’ambaradan mediatico nei confronti della musica (e non solo).  Questa classifica, questa imponente operazione editoriale, è molto interessante perché tra le altre cose ci racconta un cambiamento nel momento stesso in cui si consuma, offrendoci peraltro la possibilità di un confronto “geologico” con ciò che accadeva “solo” sedici anni fa. Teniamolo presente, in considerazione di quello che è accaduto, sta accadendo, accadrà.

Appendici

I dischi più premiati (posizione attuale, artista, titolo, gap):

004. Kate Bush – Hounds of Love 88
027. Cocteau Twins – Treasure 71
020. Boogie Down Productions – Criminal Minds 55
033. Prince – Dirty Mind 54
049. Paul Simon – Graceland 51
011. Eric B. & Rakim – Paid in Full 41
053. David Bowie – Scary Monsters (and Super Creeps) 40
050. ESG – Come Away With ESG 34
003. N.W.A. – Straight Outta Compton 32
028. Bruce Springsteen – Nebraska 32
009. The Cure – Disintegration 29
017. Prince – Sign o’ the Times 28
018. Kraftwerk – Computer World 26
002. Michael Jackson – Thriller 25
034. Leonard Cohen – I’m Your Man 17
001. Prince and the Revolution – Purple Rain 11
024. Talk Talk – Spirit of Eden 10
019. New Order – Power, Corruption & Lies 9
061. Talking Heads – Stop Making Sense 7
038. Run D.M.C. – Raising Hell 5
006. Public Enemy – It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back 3

Le New Entry più clamorose (posizione attuale, artista, titolo):

008. Janet Jackson – Control
010. Sade – Diamond Life
016. Madonna – Madonna
022. Laurie Anderson – Big Science
023. Minor Threat – Complete Discography
025. Arthur Russell – World of Echo
026. Prince – 1999
029. Erik B. and Rakim – Follow the Leader
030. Janet Jackson – Rhythm Nation 1814
031. Slayer – Reign In Blood
037. Sade – Stronger than Pride
041. Bad Brains – Bad Brains
043. The Smiths – Hatful of Hollow
044. Sinéad O’Connor – The Lion and the Cobra
045. Fugazi – Fugazi
048. Slick Rick – The Great Adventures of Slick Rick
055. Metallica – Master of Puppets
056. Bruce Springsteen – Born in the USA
059. Kate Bush – The Sensual World
060. EPMD – Strictly Business
062. Glenn Branca – The Ascension
063. Nick Cave and the Bad Seeds – From Her to Eternity
064. Grace Jones – Nightclubbing
066. Vangelis – Blade Runner Soundtrack
067. Julee Cruise – Floating Into the Night
069. Metallica – Ride the Lightning
070. Ultramagnetic MCs – Critical Beatdown
071. Motorhead – Ace of Spades
072. Michael Jackson – Bad
074. Bob Marley and the Wailers – Uprising
075. Siouxsie and the Banshees – Juju
076. Nine Inch Nails – Pretty Hate Machine
077. Depeche Mode – Music for the Masses
078. Madonna – Like a Prayer
082. Iron Maiden – The Number of the Beast
083. Jungle Brothers – Straight Out the Jungle
084. Lucinda Williams – Lucinda Williams
085. The Blue Nile – Hats
087. Tears For Fears – Songs From the Big Chair
091. George Michael – Faith
092. Fleetwood Mac – Tango In the Night
093. Steve Reich – “Different Trains” / “Electric Counterpoint”
094. Morbid Angel – Altars of Madness
095. Brian Eno/Daniel Lanois/Roger Eno – Apollo: Soundtracks and Atmospheres
096. Fela Kuti – Coffin for Head of State
097. The Raincoats – Odyshape
098. Nirvana – Bleach
099. Kool G Rap/ DJ Polo – Road to the Riches
100. Cyndi Lauper – She’s So Unusual

Tra i non esclusi, la top 30 dei penalizzati (posizione attuale, artista, titolo, gap):

133. XTC – Skylarking -128
155. Elvis Costello & the Attractions – Imperial Bedroom -97
104. Public Image Ltd – Second Edition -85
135. Big Black – Songs About Fucking -81
172. Duran Duran – Rio -77
079. The Fall – This Nation’s Saving Grace -63
103. Beastie Boys – License to Ill -62
081. Brian Eno/David Byrne – My Life in the Bush of Ghosts -60
152. Meat Puppets – II -58
148. Rites of Spring – Rites of Spring -54
073. This Heat – Deceit -53
088. The Stone Roses – The Stone Roses -49
108. Young Marble Giants – Colossal Youth -45
134. Jane’s Addiction – Nothing’s Shocking -44
057. Galaxie 500 – On Fire -41
107. The Feelies – Crazy Rhythms -41
086. Guns N Roses – Appetite for Destruction -37
058. My Bloody Valentine – Isn’t Anything -36
068. Husker Du – Zen Arcade -36
052. Minutemen – Double Nickles On the Dime -35
039. R.E.M. – Murmur -34
042. Tom Waits – Rain Dogs -34
065. Violent Femmes – Violent Femmes -29
090. R.E.M. – Reckoning -28
032. Pixies – Surfer Rosa -25
113. Spaceman 3 – Playing With Fire -25
051. Sonic Youth – EVOL -20
110. X – Los Angeles -19
040. The Jesus and Mary Chain – Psychocandy -17
047. U2 – The Joshua Tree -17

Gli esclusi (presenti in Top 100, non entrati nella top 200):

11. Tom Waits – Swordfishtrombones
14. Sonic Youth – Sister
24. Gang Of Four – Solid Gold
26. Elvis Costello & The Attractions – Get Happy
33. The Fall – Hex Enduction Hour
46. XTC – English Settlement
47. John Zorn – Naked City
48. R.E.M. – Document
49. Mission Of Burma – Vs.
50. Spacemen 3 – The Perfect Prescription
53. Mission Of Burma – Signals, Calls & Marches
55. The Police – Synchronicity
56. King Crimson – Discipline
57. Pixies – Come On Pilgrim
61. Nurse With Wound – Homotopy to Marie
64. Television Personalities – …And Don’t the Kids Just Love It
65. The Soft Boys – Underwater Moonlight
66. The Dukes Of Stratosphear – Psonic Psunspot
67. The Pogues – Rum, Sodomy & The Lash
70. Elvis Costello – Trust
71. Replacements – Pleased to Meet Me
72. Meat Puppets – Up on the Sun
73. Coil – Horse Rotorvator
74. Mekons – Fear & Whiskey
76. The dB’s – Stands for Decibels
77. The Smiths – Strangeways, Here We Come
78. They Might Be Giants – Lincoln
80. Hüsker Dü – New Day Rising
82. The Fall – Perverted by Language
83. Talk Talk – The Colour of Spring
86. The Police – Ghost in the Machine
89. Boredoms – Soul Discharge
97. Mekons – The Mekons Rock ‘N’ Roll
99. Gang Of Four – Songs of the Free
100. Minor Threat – Out of Step