La Metralli – Nero

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Nero è un brano dei La Metralli estratto da Ascendente, album della band uscito il 6 settembre 2019. In recensione Elena Raugei parla in questi termini del disco: «Stavolta lo spunto di maggior interesse è rappresentato da arrangiamenti pensati per suonare come se fossero elettrici, eseguiti in realtà soltanto con strumenti acustici o al massimo semi-acustici (si ascolti Quiete, dove spazzole e percussioni sembrano sostituire le pulsazioni digitali della tecnologia): e dunque caldi eppur dinamici, proiettati tanto al futuro quanto alle radici – proprio come la bizzarra medusa robotica raffigurata in copertina. Il secondo segno caratteristico, all’ascolto, è la voce di Meike Clarelli, che spinge verso l’alto, in intensità ed eleganza, le dieci canzoni in scaletta, registrate in poche settimane praticamente in presa diretta, in sala prove».

«Il brano parla di un’onda nera, fascista che torna o semplicemente riemerge dalle buche della Storia. Per fare un parallelismo con quello che sta accadendo in queste settimane, Nero potrebbe essere come un virus a cui non ci si immunizza mai, così come il virus dell’odio o del controllo dell’altro – afferma la band sul comunicato stampa che accompagna il video – Tempi come questi dimostrano come il terrore di una società che si sente vulnerabile e che per anni ha rimosso la sua fragilità, possa facilmente essere alla mercé di chi ha una voce più forte e più grande. O semplicemente di chi ha interessi ad approfittarne. Nel brano c’è una citazione esplicita ai versi del brano Canzone arrabbiata del film Amore ed anarchia, le cui musiche furono scritte da Nino Rota e il testo invece da Lina Wertmüller. Ed è proprio in questo frangente musicale in cui si canta “…ma la bellezza che sento, cammina e cantala rabbia che mi fa….” che si coglie la speranza, la fiducia nella capacità delle persone di poter cogliere, raccogliere e ricordare, come se fossero elementi di un sistema immunitario democratico che può resistere all’onda Nera. Il brano è abbastanza anomalo rispetto alla scaletta del disco. Incalza come un blues dark, noir sofferto che ricorda a tratti alcune atmosfere di Tom Waits o Cesare Basile, e suonano percussioni povere, strumenti acustici e una voce che “arrabbiata”».

di Fabrizio Zampighi

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