• feb
    24
    2014

Album

Woodworm, Wallace Records, Dischi Bervisti

Mantiene sempre più fede al nome scelto per il suo progetto in solo, Nicola Manzan. Cuore tematico di quello che è pienamente considerabile come un concept album, è proprio una delle pagine più violente della storia di Bologna: quella legata alla famosa utilitaria che dà il nome all’album e alle gesta sanguinose del fratelli Savi che incendiarono le notti bolognesi (ma non solo) tra la fine degli ’80 e la metà dei ’90.

Più di cento assalti a mano armata con altrettanti feriti e venticinque morti ammazzati, fanno delle “gesta” della banda della Uno Bianca uno dei fenomeni più sanguinari della storia d’Italia, anni di piombo e stragismo mafioso esclusi. E Manzan, meglio di chiunque altro, rende appieno l’atmosfera di quel periodo col suo ipercinetico grind-core digitalizzato in cui chitarre inacidite e chincaglierie elettroniche rivaleggiano a suon di mazzate nel creare una sorta di soundtrack immaginaria delle scorribande dei Savi. Composizioni brevi, epilessie soniche, assalti straight in your face lontani da ogni forma canzone ma funzionali nel rievocare la brutale fugacità degli assalti della “Uno Bianca”, questi ultimi spesso condotti in un delirio di onnipotenza o superomismo. Un delirio ricostruito da Manzan nelle note triturate e nel parossismo sonoro generale, spesso rotto da contributi “reali” (qualche notiziario, voci lontane, gli inserti semi-klezmer di 10 Dicembre 1990 Bologna: Assalto Campo Rom o quelli da sagra di paese di 18 Agosto 1991 San Mauro A Mare: Agguato Auto Senegalesi) e da un uso massiccio delle orchestrazioni d’archi, quasi ad addolcire il tutto (l’atto finale 29 Marzo 1998: Suicidio Giuliano Savi, a rendere giustizia a un genitore incapace di sopportare la vergogna).

Niente accondiscendenza da parte di Bologna Violenta, nessuna concessione al voyeurismo o all’osceno, ma solo alla Storia, nel tentativo di rendere nota una parentesi tra le più dure, mal gestite e tuttora aperte – vedi alla voce, polemiche scatenate su web e carta prima ancora che l’album venisse pubblicato – della Prima Repubblica. E un invito, estremo, disarticolato, violento quanto si vuole, a ricordare, ricostruire, non dimenticare.

22 febbraio 2014
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