• set
    16
    2014

Album

Capitol

I Broodsdimostrano di essere già in grado di piazzare potenziali hit (Bridges, Coattails), pur faticando a distinguersi all’interno di un panorama art-pop elettronico sempre più saturo“. Con queste parole a inizio anno sintetizzavamo l’omomino EP di debutto del duo neozelandese: con il supporto mediatico reso possibile dalla doppia firma in formato major – Capitol in USA e Polydor in UK – il progetto formato dai fratelli Georgia e Caleb Nott non ha tardato a trovare ottimi riscontri di pubblico durante i primi mesi del 2014 (Broods EP è arrivato fino alla 2° posizione in patria e in top 30 in Australia), grazie ad un singolo vincente come Bridges (incluso nella nostra compilation SA Presents: Tracks from EPs 2014 – first half).

Con questo curriculum il duo si presenta alla prova del nove – l’album d’esordio Evergreen – con tutti i pronostici favorevoli del caso, ulteriormente agevolati dall’aiuto di Joel Little (già al lavoro con Lorde) nel ruolo di produttore e co-autore in tutti i brani del disco, tra i quali figura – oltre a Bridges – anche Never Gonna Change, altro singolo ben arrangiato, dall’hook melodico convincente plasmato su sonorità che possono ricordare quelle proposte da BANKS.

L’universo in cui il progetto si muove è quello iperbattutto del synth-pop a battuta lenta che predilige l’atmosfera (sempre più iperprodotta e plastificata) agli slanci ritmici. In questo senso funzionano comunque a dovere gli slow motion di Killing You e Medicine, dove troviamo anche la sorella minore Olivia ai cori. Nelle rare incursioni in zona uptempo, invece, vengono a bussare i fantasmi del pop svedese (il chorus della scomposta L.A.F.), ma il vero limite di un disco come Evergreen è che i due elementi di fondo non possono vantare lo stesso fascino di alcuni colleghi: il timbro della ventenne Georgia è ancora privo di grossa personalità (siamo sull’ormai consueto mix tra etereo e sensuale) mentre i beat, per quanto puliti, non brillano di fantasia – ad esclusione forse di Sober e L.A.F. – svolgendo principalmente un ruolo – funzionale – di contorno.

Neanche il songwriting lascia segni indelebili e spesso cade in soluzioni poco apprezzabili. Tre esempi su tutti, Everytime e il suo ritornello decisamente prevedibile (e per questo motivo poco longevo), Superstar (furbo incrocio tra Lorde e Lana del Rey) e Four Walls, inconcludente quanto ripetitiva.

I Nostri Hanno aperto per Ellie Goulding e Sam Smith ma hanno ancora tanto da dimostrare, soprattutto su un formato, quello dell’album, che non perdona la mancanza di sostanza e di forti individualità.

5 settembre 2014
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