Recensioni

7.2

C'era una volta Paolo Forlì, cantautore marchigiano che nel 2010 compose il primo disco, Snowy Teeth Drive, in una casetta al civico 62 del campeggio della cittadina svedese di Mora. Da allora è Bungalow 62 e porta con sé un bel bagaglio di souvenir folk che nel sophomore Mad, Bad, Dead, inciso a San Benedetto del Tronto, grossomodo prosegue.

Chitarra e voce si fanno protagoniste indiscusse di otto tracce dall'incedere lieve, ideali accompagnamenti per fiabe che prendono le distanze dalle recenti espressioni del cantautorato italiano per abbracciare un folk tradizionale di stampo americano (The Two Marshall e Binoculars On Sunday Afternoon). Le influenze indie, alternative e new acoustic sono ridotte all'essenziale, come se i Fleet Foxes decidessero di privarsi di cembali, cori e campanelli e gli Arcade Fire suonassero Keep the car running senza batteria (Monkeys And Camels).

Melodie essenziali, scarne e talvolta soltanto accennate in bassa fedeltà (Visions Of J) fanno da sfondo a un cantato che rappresenta la vera trama espressiva del disco. La voce si presta sia alla modalità sottovuoto à la Mr. E. (l'eco degli Eels in Browns Focus), sia ai falsetti Jonathan Donahue (vedi i Mercury Rev al netto di fronzoli psichedelici di Mad, Bad, Dead), toccando toni drammatici à la Grandaddy (Joseph's Turpentine) per poi dissolversi in sussurri e fischiettii (The Doorman).

Mad, Bad, Dead è un monologo raccontato e sussurrato, terreno ed etereo al contempo, che esce dai sotterranei di casa senza far troppo rumore, insinuandosi sottopelle e attraversando le stagioni. Una raccolta di filastrocche e sfondi sonori che non punta a macerarsi né a per prendersi troppo sul serio. Un disco da ascoltare senza soluzione di continuità, in attesa della prossima puntata.

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