Recensioni

Ancora chitarre distorte, anni ’90 e melodia. I California X lo fanno però in modo diverso e l’avevamo già intuito tra i solchi dell’ottimo omonimo debutto di due anni fa, definito come «un disco genuino, post-generazionale, che si guarda bene dal cavalcare una qualsiasi onda».
Agli albori del 2015 ritroviamo la band di Amherst guidata da Lemmy Gurtowsky immersa per la seconda volta nel contesto più naturale e congeniale, ovvero un non-luogo in cui vige il divieto di prendersi troppo sul serio, in cui il culto del riff ignorante suonato con un paio di cheap beers a fianco ha la meglio su tutto il resto. Nasce così la seconda fatica intitolata Nights In The Dark, pubblicata nuovamente per la Don Giovanni e con la cura del suono affidata a mister Justin Pizzoferrato (già al lavoro con i concittadini Dinosaur Jr.).
Impreziosito da un artwork figlio di un immaginario vicino all’estetica metallara d’annata e dannata, Nights In The Dark sfoggia subito in apertura la titletrack, brano che oltre ad essere uno degli – purtroppo pochi – highlights del disco, impersona in sintesi il mostro a più teste che è il sound della formazione americana: chitarra ruggente in perenne overdrive, batteria e basso dal tiro diritto e possente, fugaci assoli presi in prestito a J Mascis e armonie sguaiate incastonate tra alt-(hard)rock, punk rock SST e retrogusto hard & heavy. Sonorità che non avrebbero sfigurato all’interno dei b-movie pseudo horror di fine anni ottanta/inizio anni novanta.
Vocalmente Gurtowsky non è una testa di serie ma riesce comunque a toccare le corde giuste nei momenti giusti, grazie anche a certe chiusure di scuola Paul Westerberg. Il difetto di Nights In The Dark è semmai il suo riuscire ad essere discontinuo nonostante la natura diretta e compatta della proposta del gruppo. Su appena nove tracce (per 36 minuti di registrato) abbiamo alcuni brani oggettivamente piuttosto fiacchi e incompiuti come Hadley, MA – per il quale è stato girato anche un videoclip – e Summer Wall Pt.2, quattro minuti che sembrano essere stati estratti random dallo studio di registrazione. Ampio spazio inoltre per due piacevoli ma non richiesti interludi strumentali: uno in modalità “malinconia acustica” (Ayla’s Song) e l’altro, più atmosferico, costruito attorno ad un armonioso arpeggio (Garlic Road).
A salvare la baracca pensa l’accoppiata centrale formata da Blackrazor, Pt.1 e Blackrazor, Pt.2. La parte 1 si basa su un riffone stoner-doom che dona un forte ed inedito sapore acido (che ritroviamo anche in Summer Wall, Pt.1), la parte due è invece una vera e propria cavalcata rock/metal che fa propria la lezione Iommi-ana (gli assoli poi sono quasi in territorio Maiden) e la traghetta in formato alternative rock.
La fiamma incendiaria dei California X è ancora accesa, ma ha perso intensità rispetto ai tempi dell’esordio.
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