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No Now di Clarence Clarity sembra un disco dal potenziale enorme, la fonte di approvigionamento ideale per le contemporary hit radio. E’ ricco di spunti ritmici, inflessioni melodiche e mash-up con reminiscenze che ne facilitano l’assimilazione. Il debutto discografico dell’alchimista inglese prospetta ritornelli che catturano l’ascolto sfruttando la ripetitività: è la più utilizzata chiave di accesso alla sensorialità, e Clarence Clarity se ne avvale per provocare una familiarità coinvolgente.

Nelle venti tracce di No Now questa strategia è agevolata da rimandi alla dance, al funk e al soul, generi che con la reiterazione circolare puntano al parossismo. Più che clonare qualche personaggio del mainstream pop (qualcuno già azzarda paragoni impropri), Clarity sembra voler includere nella sua proposta l’aspetto più accessibile dei generi musicali da cui attinge, in un flusso che ignora le regole della forma canzone e tende a sparigliare, per non incorrere nello stereotipo. Raffiche di suoni in loop si articolano per ricreare tratteggi sonori che intervallano il corso dei brani. Il fluire è volutamente compromesso, tutt’altro che regolare, attraversato da parole impiegate ad arte per raggiungere la sazietà semantica. Più che di un’improvvisazione artistica, No Now sembra l’esito di un lavoro matematico, di una scrupolosa ricerca e di una meticolosa produzione. Diversamente non avrebbe avuto motivo d’essere: il progetto pare concepito per suscitare una confidenza spontanea che gratifichi l’ascolto, pur negando maldestre imitazioni.

Clarence Clarity impiega il falsetto e sillaba certi suoni con l’enfasi che i sintetizzatore adoperavano già nella prima metà degli anni ’80, ripropone chorus di facile presa, mormora su orchestrazioni dance. Disorganico, mutevole e in linea con le incongruenze del nostro tempo. A questi caratteri allude il disco, che proietta, in varie direzioni, schegge di electropop miscelate con urban e contemporary rhythm and blues. Musica compiacente? Affetta da retromania oppure orientata al teen pop? Certamente trasversale, ma non per questo semplicistica o esente da esasperazioni, perché Clarence Clarity ama switchare continuamente, disorientando con una nuova e improvvisa commistione sonora che solitamente provvede a ghigliottinare il leitmotiv. Those Who Can’t, Cheat, Meadow Hopping, Traffic Stopping, Death Splash, Bloodbarf e Alive In The Septic Tank interpretano il sincretismo del musicista e produttore londinese, e sembrano singoli buoni per ottenere consensi.

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