• mar
    31
    2013

Album

Downtown

Era una notte primaverile del 2007, quando venni a conoscenza per la prima volta dei Cold War Kids: stavo guardando MTV Brand New – va beh… – in dormiveglia, quando tra un paio di videoclip visti e rivisti decine di volte mandarono in onda Hang Me Up To Dry. Mi piacque al primo ascolto.

Hang Me Up To Dry era contenuta nell’album di debutto (uscito qualche mese prima) Robbers & Cowards, capace di trovare favori sia di una parte della critica, sia del pubblico. I californiani guidati da Jonnie Russell, da allora, non sono più riusciti a ripetere l’impresa – nonostante discreti risultati nelle classifiche – né con Loyalty to Loyalty (2008) né con il più recente Mine Is Yours (2011), colpevole di tradire alcune peculiarità degli esordi a favore di un pop-rock maggiormente standardizzato che cercava di seguire il momento di esposizione mediatica dei Kings Of Leon.

La voglia di spingersi oltre e l’intenzione di curare maggiormente l’intero lavoro sono alla base del quarto album intitolato Dear Miss Lonelyhearts, pubblicato ancora una volta via Downtown/Cooperative Music. Quando il singolo di lancio Miracle Mile, nonostante la bella botta energetica, sembra essere presa direttamente dalla discografia dei Killers e quando Tuxedos fa proprie le coordinate del John Lennon (tra l’altro già coverizzato in passato) di Instant Karma, la voglia di spingersi oltre sembra più che altro un disperato inseguire.

Reparto synthetico corposo in brani come Lost That Easy e Loner Phase (nuovamente in The Killers-zone), aperture pop-rock standarizzate (Bottled Affection, Bitter Poem) e, paragone consapevolmente azzardato, pure dei New Radicals rivisitati nel piano-rock di Jailbirds. Quello di Dear Miss Lonelyhearts è un eterno rincorrersi tra indie-rock facilone e quelle componenti bluesy/vintage/hearthland che probabilmente mostrano da sempre il lato più genuino (Fear and Trembling) e suggestivo (la title track) della band.

Non bastano l’aiuto della new-entry Dann Gallucci (Modest Mouse) e la produzione di Lars Stalfors (engineer del giro dei Mars Volta): le dieci tracce che dovevano riaccendere il fuoco dei Cold War Kids non fanno altro che allontanare ulteriormente i ricordi dei promettenti esordi. Per carità, Russell & co. non sono e non saranno né i primi né gli ultimi a seguire questa parabola, ma purtroppo alcune band – utilizzando un paragone cestistico – non riusciranno mai a superare la soglia che divide gli artisti da quintetto ideale dalle riserve.

28 marzo 2013
Leggi tutto
Precedente
Peace – In Love Peace – In Love
Successivo
Nubilum – Restless Sunrise/Tsantsa Nubilum – Restless Sunrise/Tsantsa

album

artista

Altre notizie suggerite