Recensioni

A dispetto dell’uso diffuso del termine “drone music”, in pochi possono dirsi appassionati cultori della tradizione e profeti nella modernità. Per questi pochi il bordone è il centro dell’universo. Il mattone unico della costruzione musicale. L’Om eterno verso cui lo sguardo e le mani del musicista si indirizzano. Sono i discepoli della musica delle sfere celesti che si incaricano di farsi eco perenne di un suono infinito. La qui presente DuChamp, italiana trapiantata a Berlino, rientra in questa elitaria categoria, nella maniera più radicale possibile. “Religiously devoted to drone”, sentenzia la cartella stampa. Il dettaglio biografico secondo cui l’interesse per la drone music le è stato ispirato dal suono dell’asciugacapelli, quando da piccola sua madre era solita aggiustarle la capigliatura e da qui la sensazione che: “That was the sound of care, bliss, and infinite love” apre le porte a Nar meglio di mille descrizioni.
La musica di DuChamp è un fascio di nervi, teso e minaccioso, ma che dietro l’apparenza di una lezione rigorosa ti accarezza con quel senso di “Infinite love”, come fosse un ritorno al liquido amniotico da cui siamo nati e che è il traguardo segreto verso cui sembrano tendere le sue note tesissime. Nell’introduttiva Gemini l’accordion allestisce uno spesso reticolo di drones, dando la sensazione di una grammatura densa e consistente, perché la sua è musica dalla fortissima sensibilità materica, ergo assimilabile a gente come Metal Rouge, Concern o Starving Weirdos che non dipingono con il pennello, ma si sporcano le mani. Brian Pyle, non a caso, appare nella severa parabola di Worship, come a dare la benedizione del gran maestro, eppure il meglio di Nar si nasconde nelle filigrane esangui, instabili e iper-visionarie di Protect Me From What I Want e A Way To Grasp My Joy Immediately, dove la più allucinata paesaggistica ultraterrena sembra a portata di mano.
Con un sound così rigoroso e austero, l’esotismo traballante della finale Seisachtheia spezza non poco l’ipnosi e ci fa aprire gli occhi alla meschina realtà di tutti i giorni. Un peccato veniale che le può essere perdonato, nell’attesa di un doveroso e assolutamente necessario, secondo album.
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