Recensioni

Emozionale sul piano testuale e vintage su quello sonoro, l’esordio discografico degli EZTV ricuce tessuti melodici recuperati dai sixties e parsimonia ritmica dagli eighties. Calling Out potrebbe sembrare gracile, e per gran parte lo è, ma scrostata la sottile vernice di immediatezza che lo ricopre, si rivela più solido di quel che appare.
Ezra Tenenbaum mette in piedi un trio di hipster di Brooklyn fissati con il college rock e il mood che ha infettato gli States con la prima british invasion. Le premesse sono valide e il giovane autore guida le traiettorie dei pezzi con il fluire smussato e quasi indolente della voce, come un discepolo del nuovo romanticismo. L’intonazione è molle, spesso apatica, e confluisce in una composizione chitarristica equilibrata, sempre attenta a non tracimare, in complice accordo con le modulazioni del basso e i pattern di batteria.
L’abstract concettuale del disco è magistralmente racchiuso in Light, singolo che attira l’ascolto nel proprio campo gravitazionale, tra sfarzosità melodica e sintesi compositiva, requisiti che definiscono anche le altre tracce. Il microcosmo personale di Tenenbaum esercita la spinta propulsiva per innescare fruttuose session in compagnia del bassista Shane O’Connell e del batterista Michael Stasiakon. Con l’intento di smaltire i postumi da relazione finita, Ezra – fondatore, maggior artefice del progetto e ispiratore del nome del gruppo – si produce in un songwriting introspettivo che in Calling Out rilascia quote autobiografiche ma universali.
Un thin slicing, forzato da uno sbrigativo ascolto, potrebbe indurre a classificare il pop della band statunitense come un mix di ritmi facili e melodie esili quasi sempre venate di malinconia. Indubbiamente piacevole, ma altrettanto innocuo e privo di particolari sussulti, questo debutto denota una natura spuria pendente verso cliché che dissolvono tratti caratterizzanti ma, in tempi in cui l’omologazione sembra un’epidemia, tutto questo non sembra un’imperfezione. E allora il nòcciolo robusto, ricoperto dalla polpa, sembra proprio essere favorito dalla malinconia del canto e dallo strumming al velluto.
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