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La Napoli sperimentale. Quella underground, fuori da ogni forma di folclore. Ibrida, glaciale e tesa verso un suono filosoficamente concettuale. È la Napoli di Francesco Gregoretti, già batterista con One Starving Day e le tante declinazioni del progetto Grizzly Imploded, e qui all’esordio solista con Solid Layers, Deafening Shapes. A sostenerlo in questa prova, il musicista elettroacustico Mimmo Napolitano a.k.a SEC_, che ci mette estro ed etichetta (Toxo Records), confermando ancora una volta la natura visionaria ed eclettica che da sempre lo contraddistinguono.

Il risultato è un disco spigoloso, frutto di geometrie sonore fuori controllo e complessi algoritmi matematici. Un universo tridimensionale dove Gregoretti fluttua e finisce per schiantarsi inevitabilmente su ogni centimetro del proprio strumento: la batteria. Difficile credere che così tanti feedback, echi, rumorismi e tonfi ancestrali possano provenire esclusivamente da uno strumento – bonariamente statico ma fondamentale per ampiezza e ritmo. La magia, o l’anomalia, è proprio questa. Sfilacciando ogni forma di complessità compositiva, il Nostro giunge ad una sorta di unicum – quasi un brodo sonoro primordiale – dove il “rumore” si fa ricerca. Su pelli e piatti scarica qualsiasi oggetto-congegno si adatti alla creazione e riproduzione di una vibrazione prima e di una suggestione poi. Ed è una ricerca algebrica – minuziosamente architettonica – piegata a traiettorie che mutano inaspettatamente, e figlia di altre schegge impazzite della sperimentazione come Steven Hess o Jason Khan: artisti in grado di polverizzare letteralmente il proprio strumento e poi di ricostruirlo dalla polvere, affidandosi ad un collante ora ambient, ora più deditamente noise.

Il musicista partenopeo riesce a consolidare questa natura da outsider. Equilibrista, gioca con il vuoto, allude e tende all’entropia. Un viaggio allucinato – destabilizzante – e che punta ad una sintetica destrutturazione del suono. Solid Layers, Deafening Shapes cela nella sua natura criptica un’indole futuristica in grado di rendere questi involontari pionieri (una vera e propria scena underground) materia di studio. Disco non di semplice assimilazione ma meritevole d’attenzione.

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