Recensioni

Nello slang militare il termine "gaggle" indica un team disorganizzato, più comunemente però viene utilizzato per indicare un gruppo di oche e guardando le immagini e i video delle Gaggle disponibili in rete non è difficile capire il nesso.
Le Gaggle sono ventitrè – alcune fonti dicono ventidue, altre ventuno – colorate ed eccentriche ragazze – i nickname vanno da MissMiss a Lipstick, passando per Peachy Bitch – guidate da Deborah Coughlin e nate come risposta ad una industria musicale, a detta loro, dominata dagli uomini.
L'impatto visivo delle londinesi è sicuramente molto forte, figlio tanto della tradizione africana quanto delle Wonderbrass di Bjork, ma non è da meno quello musicale: sintetizzando il più possibile, l'album di debutto From the Mouth of the Cave suona come un coro caotico di femministe che "starnazzano" su basi elettroniche.
L'unione fa la forza – Army of Birds – ma a livello compositivo ovviamente non tutto il disco è stato realizzato unendo tutte le ventitre menti contemporaneamente, il più delle volte infatti la scrittura si è svolta tra gruppi meno numerosi. Come variopinte sono le singole componenti della band, lo sono anche le tematiche affrontate nel disco e l'impressione è quella di essere di fronte a singole unità indipendenti che, una volta unite, vanno a formare un'unica grande mente pensante.
From the Mouth of the Cave è un caleiodoscopico frullato impazzito composto da accenni di Post-d&b (Gaslight), cheerleaderismi sloganistici, filastrocche imbastite di cori spettrali (Liar), tribalismo viscerale (Congo-), sfumature art-pop (Bang On The Drum), sperimentazioni di derivazione Bjork (Lullaby), pomposità (Hello Spider) e avant-psichedelia (The Cave).
Quello delle Gaggle è un progetto artistico a tuttotondo e va preso come tale. Su disco infatti, l'impeto perentorio viene limitato lasciando che ad imporsi siano gli aspetti maggiormente disorientanti della proposta musicale.
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