Recensioni

Delle uscite targate Lepers spesso si sa poco o nulla. Un po’ perchè la label agisce nel sottobosco, un po’ perchè ai “lebbrosi” piace agire nel sottobosco. Insomma, scordatevi press sheet o curricula, qui si gioca d’ingegno, meglio mettersi subito l’anima in pace. Gli Putridissimi & Panzanellas si sono uniti a dispetto delle distanze che dovrebbero separarli (è dunque l’unico dato anagrafico che ci permette di ipotizzare un patto di non belligeranza sud-nord contro le barriere della terracquea inettitudine) per fomentare la lotta che spinge pochi umanoidi ionizzati nel mezzo interstellare. In questo quadro di inusitata bruttezza covano le prime testimonianze di una parabola jazz che fa il paio col core o col punk. È scoccata l’ora della tenzone intergalattica, le stelle stiano pure a guardare.
Ecco, provate voi a capirci qualcosa, io mi sono arrestato a concepire solo un blando paragone fra questi nove brani e qualche film sci fi, prima di rendermi conto dell’enorme cretinaggine in atto. Eppure la Lepers e tutti i suoi figliocci intonano quel canto fin da sempre e a ragione tentano di svelare misteri musicali e non con un po’ di fantasia in più rispetto alla media nazionale ponderata. Comete ha tratti molto interessanti che giocano spesso con intuizioni già avute da altri, forse più blasonati, eroi del genere. Diciamo pure che l’esperimento è condotto in maniera accattivante, con punte beffarde. Nella loro etica c’è poco di sibillino, di sordinato. Tutto è sbobinato con una certa logica. Si scova un jazz fraterno, tribale, un jazz modale che sa di calli e di poche note blu e lunghe. Una lunghezza che poi si dirama nel core o nel math con costanza (Far East) e disinvoltura (Li Puma Playing Briscola On Schwassmann-wachmann 3), e se è peregrino parlare di Ayler nelle elucubrazioni del sax dei Panzanellas, aggredito da Francesco Li Puma, allora giudicate voi, da diretti interessati. Ayler è sempre un metro di confronto, più che per la critica in sé, per gli autori stessi che spesso si trovano ad affrontare una didascalia personale già improntata decenni fa da uno che aveva già visto lungo.
Gli Putridissimi invece approcciano con il concetto di “comete” in maniera leggermente diversificata. C’è più un’idea di combo versatile o di collettività free in capo alle effusioni dei Lounge Lizards o degli stessi Squarcicatrici (Chepleri Celesti), con un maggiore ricovero di spiriti runici. Spazio più che infinito solletica però una filosofia che in Italia solo i Vonneumann sanno traslare. Entrambi gli animi li rendono bipolari e scomposti al giusto grado di gassosità. Se esistesse veramente un genere così, verrebbe da chiamarlo poltergeist, altro che jazzcore. Ebbene, in tutto questo marasma di deiezioni spirituali e fantascientifiche, sarebbe bello capire in futuro come si muoverà la navicella abitata dai nostri eroi e se e quando ci toccherà aspettarli ridiscendere in troposfera.
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