• feb
    17
    2015

Album

Autoprodotto

Siamo tra luglio ed agosto e Devan Köchersperger (aka Grave Pool) è chiuso nella sua cameretta di Nashville intento a scacciare la calura estiva manipolando chitarre e tastiere in modo tale da ricreare atmosfere e panorami invernali. Ci piace pensare che Mnemonics, il primo vero album lungo a nome Grave Pool, sia stato concepito in questo modo. Sarà anche una questione principalmente estetica – la copertina ritrae un incontaminato e imbiancato paesaggio alpestre – ma è difficile staccarsi da un freddo immaginario che gioca con la nostalgia per il candore fanciullesco, resa tra l’altro ancora più vivida dai videoclip realizzati per la title track (un tributo al famoso corto a tema natalizio The Snowman) e per Through The Skylight (in questo caso, invece, gli estratti video arrivano da James e la Pesca Gigante).

La formula alla base di Mnemonics è chiara e rimarcata: chitarre sommerse di delay e di phaser lunghissimi, tappeti di tastiere e sezione ritmica di matrice eighties. L’effetto, per quanto incastonato perfettamente nel revivalismo indie (la stessa pagina Facebook da 220 like, tra le influenze, cita Sarah Records e Creation Records) è particolare e non privo di personalità, soprattutto per l’intensivo utilizzo di layer che creano un effetto ondeggiante e decisamente onirico. A caratterizzare l’intero lavoro sono le lunghe aperture strumentali, dove la chitarra di scuola Cure (National Forest ad esempio) plasma situazioni di relax al limite dell’ipnagogico, molto più dell’apporto vocale, spesso relegato al ruolo di strato secondario. L’effetto -gaze viene invece affidato al synth, talvolta utilizzato alla John Maus, ovvero andando a ricoprire un po’ tutte le frequenze udibili senza però mai sfociare in contesti noisey.

Acquerelli (bedroom) dreampop per malinconici cronici. Poche, molto poche, le variazioni sul tema (sono necessari parecchi ascolti prima di distinguere chiaramente le singole tracce), ma è un aspetto, questo, che per certi versi va ulteriormente ad alimentare la sensazione di essere immersi all’interno di un ambiente al limite del monocromatico. Da questa grande distesa innevata apparentemente ripetitiva, emergono di tanto in tanto anche sporadici outisiders, come ad esempio Neon Summers, puro synthpop in linea con altre uscite 80s Ladies Records.

La resa live è tutta da dimostrare, su disco però Mnemonics riesce ad agganciarsi ai recettori sensoriali accompagnando l’ascoltatore lungo un’esperienza forse non necessariamente memorabile, ma in grado comunque di regalare trenta minuti di astrazione dalla frenetica quotidianità metropolitana.

11 marzo 2015
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