Recensioni

7.1
La scena di South London non conosce tregua. Sam Howard aka Halls, dopo il Fragile EP uscito ad inizio anno, ha visto aumentare l’hype attorno a sé settimana dopo settimana, prima di debuttare ufficialmente in formato lungo con Ark per la No Pain In Pop.

Il cathedral-sound – con tanto di rumori di fondo – di I introduce Ark e la successiva White Chalk. Singolo lanciato nel periodo dell’anno meno adatto (agosto pieno), White Chalk è fino ad ora probabilmente il brano simbolo dell’interno progetto. Piano sommerso da echi e melodia dimessa, poi arriva un suono alieno da brividi e si ricomincia prima di lasciare spazio a battute+pause di derivazione post-Blake e all’atmosfera goth-spel che può ricordare Active Child e che è parte integrante dell Halls-sound.
Come sono parte integrante le sfumature glitchate che si fanno strada da I’m Not There (ad un certo punto sembra di sentire Bon Iver dietro al microfono), le ambizioni ritmico-melodiche figlie di Thom Yorke (Roses For The Dead), il notturno incedere post-2step mutato via Burial di Funeral e l’approccio quasi folktronico di Reverie, baciato da una melodia decisamente riuscita.

Come dimostra la decisione di inserire in tracklist più di un passaggio esclusivamente strumentale, Halls per il momento è più un modellatore di atmosfera che un songwriter vero e proprio e nel suo modellare già ora dimostra – nonostante i vari riferimenti – di avere personalità ed un proprio riconoscibile stile che è il punto di incontro tra modern classical/ambient, chamber/church-pop e le sonorità elettroniche più acclamate degli ultimi anni.

Come Perfume Genius ci consegna un’ opera prima imperfetta ma con tutti i chiari segnali di un talento puro che in futuro potrà portarlo a fare ancora meglio

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