• mar
    10
    2017

Album

PNKSLM

Con parte della critica con gli occhi apparentemente puntati più sul contenuto che sulla forma (Priests), e più sul contesto che sulla scrittura (Vagabon), il rischio è quello di perdere di vista il vero fulcro dell’indie pop, ovvero la melodia. Fortunatamente nei territori scandinavi (e in particolare in Svezia) l’idea condivisa di pop song è ancora quella che ruota attorno alla classica “giusta sequenza di note”: sia in ambito synth/electropop che in territori guitar-pop (la scena di Göteborg su tutte) sono infatti ormai decenni che dalle terre nordiche arrivano alcuni dei migliori album di genere a livello mondiale.

Uno di questi è certamente You Tried, il debutto lungo degli Hater, band di Malmö guidata da Caroline Landahl approdata sulle scene lo scorso anno con l’EP Radius (all’interno della nostra compilation Tracks From EPs 2016 avevamo incluso la trascinante title track) pubblicato dalla PNKSLM, label piuttosto attenta e fedele al credo delle chitarre (Pink Gum dei psy-janglers Magic Potion è forse ad oggi la loro release più importante, nell’attesa di vedere cosa pubblicherà High Sunn, fresco di firma). Radius EP brillava di luce propria grazie ad una triade di brani assolutamente impeccabile (First Time, Plain Clothes Darling e Radius) e soprattutto grazie ad una voce, quella di Caroline, finalmente caratteristica in un mare stracolmo di timbri eterei fin troppo simili tra loro. Proprio la voce – melodiosa ma graffiante, quasi strozzata – è l’elemento che, plasmandosi di volta in volta su intrecci jangle o su contagiosi strumming, dona una sorta di effetto nostalgicamente agrodolce alle composizioni del quartetto. Potremmo spendere i nomi di Chrissie Hynde (Pretenders) o Pat Benatar ma non renderebbe sicuramente bene l’idea.

Come insegnano gli dei del pop, in una canzone con la “c” maiuscola il grande protagonista deve essere il ritornello, e anche in questo gli Hater sembrano avere una marcia in più rispetto a molti colleghi: i chorus (quasi tutti) contenuti in You Tried entrano nel momento giusto senza mai risultare forzati e lo fanno in un modo talmente aggraziato che il replay immediato e ripetuto sembra l’unica soluzione possibile. Il singolo Mental Haven ne è un esempio calzante, ma è in ottima compagnia. Non è solo una questione di gusto melodico e di arpeggi serrati (Cry Later, con quell’intro alla Don’t Fear The Reaper): gli svedesi danno l’impressione di sapersi muovere bene anche in contesti più raffinati (Always To Get By) e di poter ampliare in ottica futura anche gli orizzonti sonori. In questo senso, audace Heavy Hearts (una delle migliori del lotto), in cui sopraggiungono vibrazioni wavey e melodie più taglienti (quasi ad altezza Pumarosa). Nei due minuti scarsi di Stay Gold, invece, ritroviamo tutta l’esuberanza scanzonata del giro Luxury Records (Westkust, Agent Blå).

Se proprio dobbiamo fare un appunto, in alcuni passaggi la produzione fa perdere un po’ di verve alla proposta (Common Way), che in determinati frangenti risulta eccessivamente amatoriale (gli hi-hat nel ritornello di Cry Later sono quasi fastidiosi). Detto questo, è comunque curioso che una tracklist composta da appena nove elementi non sia stata arricchita con i tre – ottimi, lo ripetiamo – brani dell’EP. Seppur non privo di quei – tutt’altro che fastidiosi – difetti che difficilmente gli permetteranno di ambire alle classifiche di fine anno più generaliste, You Tried potrebbe rivelarsi l’Alvvays del 2017, con tutti i pro del caso.

16 marzo 2017
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